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venerdì 30 settembre


Aumenta l'equo compenso: da gennaio i dispositivi elettronici costeranno di più

di Michele Nasi (16/12/2013)

A partire da gennaio tutti i dispositivi elettronici dotati di memoria potrebbero costare di più. In uno degli emendamenti alla Legge di Stabilità, in corso d'approvazione, è stato infatti previsto il rincaro del cosiddetto "equo compenso", la tassa che viene imposta ai produttori ed agli importatori di prodotti elettronici finalizzati alla riproduzione o alla registrazione di contenuti digitali come indennizzo sull'utilizzo e la copia privata delle opere protette da diritto d'autore.
L'equo compenso, che dovrà continuare ad essere versato nelle casse della SIAE e che in parte (nella misura del 30%) sarà conferito agli autori, farà lievitare il costo di qualunque prodotto elettronico. Nel caso di un iPhone da 16 GB, ad esempio, il contributo potrebbe passare a 5,20 euro dai 90 centesimi che si pagavano sino ad oggi. Per i tablet si passerà da 3,20 a 5,20 euro, per i computer da 3,20 a 6 euro.

Le disposizioni sull'equo compenso, introdotte alla fine del 2009 dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, sono state più volte oggetto di accese polemiche. Motivo del contendere? Chi acquista un DVD masterizzabile, ad esempio, non è detto che lo faccia per salvarvi la copia privata di un'opera protetta dalle norme sul diritto d'autore. L'altro punto più volte criticato è l'esenzione dal pagamento dell'equo compenso per professionisti ed imprese: non avendo titolo, queste figure, per effettuare la cosiddetta "copia privata" perché ugualmente essere assoggettate al versamento della tassa? (Vedere anche l'articolo Il TAR respinge tutti i ricorsi in materia di equo compenso).

L'ANITEC, Associazione Nazionale Industria Informatica Telecomunicazioni ed Elettronica di consumo, auspica che l'emendamento non venga approvato: "se implementata, questa richiesta si trasformerebbe, di fatto, in un costo aggiuntivo che graverebbe sui consumatori e sulle famiglie, generando il concreto rischio di allargare il digital divide italiano". Fa discutere che, con l'aumento del balzello, si faccia perno sui prodotti dell'industria dell'elettronica e del digitale per favorire quella culturale.

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