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Bufera sul ddl Carlucci: antipedofilia o nuovo bavaglio?

di Maria Teresa Della Mura (10/03/2009)


Tema: stilare un disegno di legge che stabilisca regole e azioni per combattere efficacemente la pedopornografia online.
Svolgimento: un disegno di legge che di fatto vorrebbe introdurre una serie di limiti e regolamentazioni alla rete e ad alcune delle libertà sulle quali si è finora fondata.

Sta sollevando un vero e proprio vespaio la proposta di legge presentata da Gabriella Carlucci, deputato del Popolo della Libertà, e intitolata “Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri”.
Una proposta di legge che, a una lettura attenta del testo, sembra piuttosto orientata a combattere l’anonimato online tout court e che, poiché risulta redatta dal presidente di Univideo Davide Rossi, sembra forse nascondere altri interessi più vicini alla lotta alla pirateria online che a quella alla pedopornografia.

Uno dei punti più controversi del disegno di legge compare al primo comma dell’articolo 2: "È fatto divieto di effettuare o agevolare l'immissione nella Rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima".
Come scrive l’avvocato Guido Scorza, ripreso nella sua relazione da buona parte della blogosfera italiana, questa idea si configura come “illegittima, inattuabile e non auspicabile”, oltre che in palese contrasto con la disciplina della privacy. Scorza sottolinea tra l’altro come non sia sufficiente indicare un nome o un cognome a firma di un post o di un commento per ottemperare alla disposizione, né che sia ipotizzabile l’imposizione al cittadino di una procedura di autenticazione ogni volta che accede a una piattaforma telematica.

Singolare, poi, è la chiamata in corresponsabilità degli Internet Service Provider e di tutti i gestori di piattaforme basate sui contenuti generati dagli utenti, qualora rendano possibile l’anonimato, così come prevederebbe il secondo comma dell’articolo 2 del disegno di legge: “I soggetti che, anche in concorso con altri operatori non presenti sul territorio italiano, ovvero non identificati o identificabili, rendano possibili i comportamenti di cui al comma 1 sono da ritenersi responsabili - in solido con coloro che hanno effettuato le pubblicazioni anonime - di ogni e qualsiasi reato, danno o violazione amministrativa cagionati ai danni di terzi o dello Stato".
Due le osservazioni di merito.
Innanzi tutto il disegno di legge non chiarisce bene il significato di anonimato. Diversamente da quello che si crede la Rete è molto meno anonima di quello che si pensi. Se invece si vuol impedire l'utilizzo di strumenti quali TOR la strada appare lunga e molto probabilmente non percorribile.
In secondo luogo, oltre a citare l'inapplicabilità del provvedimento, l'avvocato Scorza ne sottolinea il contrasto con altre normative vigenti, che escludono esplicitamente la responsabilità degli intermediari per i contenuti immessi in Rete dai propri utenti.

Il disegno di legge dell’onorevole Carlucci, poi, vorrebbe introdurre ai contenuti immessi su Internet le stesse discipline in materia di diffamazione e obbligo di rettifica previste per la Stampa, trascurando il fatto che Internet e Stampa non sono automaticamente equiparabili.

Nel disegno si auspica inoltre l’istituzione di un "Comitato per la tutela della legalità nella rete Internet", il cui raggio d’azione finirebbe per sovrapporsi a quello di altri enti già previsti nel nostro ordinamento statale: polizia, governo, parlamento, commissioni.

Molto altro ci sarebbe da discutere, in merito a questo testo. Resta comunque una considerazione su tutte: come sempre, quando si discute o si legifera di Rete non si chiamano al tavolo i veri esperti, coloro che la Rete la fanno e la vivono. Da loro, e solo da loro, possono venire indicazioni precise sull’attuabilità, sulla fattibilità e sulla sensatezza delle singole proposte. Tutto il resto, rischia di essere chiacchiera emozionale. O maldestro tentativo di copertura di interessi differenti.
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