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lunedì 23 gennaio


Creazione di macchine virtuali con Azure. Backup e disaster recovery con Site Recovery

Creazione di macchine virtuali con Azure. Backup e disaster recovery con Site Recovery

di Michele Nasi (08/06/2016)

Il termine Infrastructure-as-a-Service (IaaS) si utilizza per fare riferimento ad una importante fetta di servizi offerti dalla piattaforma Microsoft Azure.

Come abbiamo spiegato nell'articolo Cos'è Azure e perché professionisti e PMI dovrebbero guardare al cloud, una piattaforma IaaS mette a disposizione i server, lo storage, l'hardware di rete e ogni altro elemento che compone il datacenter attraverso servizi astratti e virtualizzati, erogati via Internet.
Le risorse possono essere istanziate su richiesta nel momento in cui ve n'è la effettiva necessità.

Mentre nel proprio datacenter ci si deve occupare di tutti gli aspetti (storage, rete, server, virtualizzazione, sistemi operativi, runtime, database e applicazioni), l'approccio IaaS offerto da Azure consente di concentrarsi esclusivamente sugli ultimi tre, quelli di più "alto livello". È Microsoft a occuparsi di tutto il resto ovvero dell'hardware, del networking, dell'aggiornamento dei sistemi di virtualizzazione e così via.



Le macchine virtuali vengono evidentemente predisposte attraverso IaaS. Si può scegliere, come abbiamo già visto nei precedenti articoli, tra numerosissime macchine virtuali già pronte per l'uso, molte delle quali capaci di eseguire una distribuzione Linux ed eventualmente una serie di software opensource.
Molteplici sono i sistemi operativi supportati e diverse macchine virtuali sono già "preconfezionate" con i servizi di cui si necessita.
Il consiglio, ancora una volta, è quello di dare un'occhiata al contenuto della sezione Macchine virtuali del marketplace di Azure.

Per procedere, basta cliccare qui oppure dal portale di Azure sul pulsante Nuovo, Visualizza tutto ed infine su Macchine virtuali.

Azure consente anche di caricare l'immagine del disco di una propria macchina virtuale (ad esempio una già in uso presso il proprio datacenter) e iniziare subito a renderla operativa sul cloud.

La prima operazione che è possibile mettere in atto per provare un esempio di servizio IaaS, consiste nella creazione di una macchina virtuale.
Lavorare su una macchina virtuale creata sulla piattaforma Azure sarà come lavorare su una macchina presente nel datacenter dell'utente; l'unica differenza è che la macchina virtuale di Azure è ospitata in uno dei 24 centri di elaborazione dati di Microsoft sparsi per il mondo.

Creare una macchina virtuale con Azure

Dalla home del portale di Azure, per creare una nuova macchina virtuale, basta cliccare sul pulsante Nuovo quindi su Macchine virtuali ed infine scegliere un sistema operativo oppure una delle immagini a disposizione sul marketplace (facendo clic, al solito, su Visualizza tutto).

Creazione di macchine virtuali con Azure. Backup e disaster recovery con Site Recovery

Dopo aver scelto la macchina virtuale d'interesse, facendo clic su Crea, si accederà ai pannelli che guidano nell'attività di configurazione della macchina virtuale stessa.
I parametri da inserire sono pochi: nome della macchina, le credenziali del primo utente amministratore (che saranno poi utilizzate per effettuare il login da remoto; accertarsi quindi di scegliere una password sufficientemente lunga e complessa), il nome del Gruppo di risorse (che conterrà l'insieme di oggetti afferenti ad una o più macchine virtuali).

Creazione di macchine virtuali con Azure. Backup e disaster recovery con Site Recovery

Come ultimo passo (Località), si dovrà scegliere in quale datacenter Microsoft la macchina virtuale deve essere creata.

Creazione di macchine virtuali con Azure. Backup e disaster recovery con Site Recovery

Per ogni macchina virtuale sarà poi possibile scegliere un dimensionamento quindi decidere quali risorse dovranno essere destinate alla macchina virtuale stessa.
I vari tagli A, D, G, consentono di scegliere la potenza di calcolo e lo storage che debbono contraddistinguere la macchina virtuale che si utilizzerà nell'ambito della piattaforma Azure.
Con un clic sul link Visualizza tutto, si ha la possibilità di accedere all'intera offerta delle macchine virtuali di Azure.

La proposta di Microsoft Azure è comunque in continua evoluzione e via a via si troveranno macchine di potenza intermedia capaci di offrire però CPU migliori e storage più performanti (caratterizzati da IOPs più elevati) rispetto alle macchine virtuali di classe D "premium".
Speciali macchine virtuali di classe N monteranno a bordo una performante scheda grafica NVidia.

Ogni macchina virtuale può essere liberamente ridimensionata (scaling del servizio) sia a salire che a scendere.
Supponendo di cominciare con una macchina virtuale A0 "Basic", economica e di poche pretese dal punto di vista della capacità computazionale e dello storage, al crescere delle proprie necessità o comunque del carico di lavoro cui è soggetta si potrà "scalare" eventualmente fino ad una macchina A4 "Basic".
Ciò che non è possibile fare è passare da una macchina "Basic", ad esempio, ad una macchina "Standard"; in altre parole lo scaling ossia il ridimensionamento della macchina può essere effettuato sempre e solo all'interno della medesima scale unit (scale unit differenti non impattano infatti sullo stesso hardware).

Non è comunque questo un problema perché la suddivisione "Basic", "Standard" e "Premium" aiuterà immediatamente a comprendere quali macchine virtuali, a seconda delle loro specifiche caratteristiche, sono più adatte per le proprie esigenze.

Il terzo passo della procedura di configurazione della macchina virtuale consente di specificare quale tipo di storage si vuole usare - "Standard" o "Premium (SSD)" -, lo spazio all'interno del quale conservare le immagini dei dischi virtuali, il nome della rete virtuale alla quale la macchina dev'essere collegata (in modo tale, ad esempio, che possa colloquiare con altre macchine virtuali egualmente istanziate su Azure) e lo spazio di indirizzamento da impiegare.

Non appena la procedura di creazione della macchina virtuale sarà conclusa, Azure mostrerà un pannello contenente le informazioni salienti.
Il pannello, recuperabile anche cliccando su Macchine virtuali nella colonna di sinistra, offre i comandi di base per arrestare, riavviare o avviare la macchina oppure variarne la configurazione.

Creazione di macchine virtuali con Azure. Backup e disaster recovery con Site Recovery

Cliccando sul pulsante Connetti, si potrà immediatamente avviare una sessione di desktop remoto scaricando il file RDP che permetterà di effettuare il collegamento alla macchina virtuale appena creata.
Per accedere via desktop remoto, basterà ovviamente introdurre le credenziali di accesso definite in precedenza tramite il pannello di configurazione della macchina virtuale.

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Il primo logon alla macchina virtuale sarà certamente più lento rispetto al normale perché diverse componenti dovranno essere inizializzate. A questo punto si potrà cominciare a lavorare sulla macchina virtuale così come se essa fosse situata nel datacenter di proprietà dell'utente.

Creazione di macchine virtuali con Azure. Backup e disaster recovery con Site Recovery

Creare una macchina virtuale Linux su Azure

La procedura da seguire per creare una macchina virtuale Linux è assolutamente identica a quella vista in precedenza.

L'unica differenza è che in fase di creazione della macchina virtuale si dovrà scegliere se autenticarsi mediante password o chiave pubblica SSH.

Creazione di macchine virtuali con Azure. Backup e disaster recovery con Site Recovery

Per effettuare la connessione alla macchina virtuale Linux, poi, bisognerà necessariamente utilizzare un client SSH (ad esempio il classico PuTTy) effettuando il login previa introduzione delle credenziali impostate in precedenza.

Ibridazione in salsa IaaS

Le macchine virtuali create su Azure non debbono restare "accantonate" sul cloud di Microsoft ma anzi possono e in certe circostanze debbono essere integrate con l'infrastruttura aziendale esistente.

E quando è auspicabile l'utilizzo di una soluzione ibrida? Solitamente ciò dovrebbe avvenire quasi sempre.
Il motivo è presto spiegato: se si crea un'infrastruttura composta da diverse macchine virtuali su Azure, è necessario che i client possano accedervi.
È importante quindi creare una rete VPN fra il cloud di Azure e l'infrastruttura aziendale (sia essa un datacenter o una semplice rete). Il collegamento fra cloud pubblico e cloud privato è fondamentale per gestire necessità di business continuity/disaster recovery o di backup su un sito secondario (conservare i dati, in tutta sicurezza, su macchine che sono fisicamente collocate a migliaia di chilometri di distanza permette di lavorare con maggiore tranquillità, certi che eventuali incidenti all'interno della propria rete locale possano essere facilmente risolti senza perdite di dati).

Lo stesso collegamento, fra Azure e la propria infrastruttura, permette di godere di importanti vantaggi in termini di scalabilità e flessibilità spostando ad esempio sulla piattaforma Microsoft workload particolarmente impegnativi solamente allorquando ve ne fosse bisogno quindi traslandoli di nuovo nel proprio datacenter.

Tutto si traduce anche in vantaggi in termini economici perché gli utenti di Azure, in qualunque momento, possono decidere di spegnere le macchine virtuali e, di conseguenza, non affrontare spese allorquando non ve ne fosse il bisogno.

Marketplace di Azure: cos'è e cosa offre

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