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Proprio la protezione in tempo reale consente di proteggere il sistema e difenderlo da attacchi “zero-day” od addirittura “zero-hour”. In tali circostanze, infatti, il produttore del software preso come bersaglio non ha ancora rilasciato patch risolutive. L'attacco “zero-day” viene insomma sferrato a partire dal “giorno zero”, quando una vulnerabilità viene rilevata. E' uno degli attacchi più pericolosi perché non essendovi disponibilità di un apposito aggiornamento di sicurezza, il sistema dell'utente può essere potenzialmente oggetto di aggressione. In queste situazioni di solito vengono offerti suggerimenti per evitare di esporre al pericolo il sistema in uso ed i dati in esso conservati. Talvolta il produttore stesso consiglia dei “workaround”, soluzioni temporanee per mitigare la gravità del problema.
E' possibile però che tali informazioni non raggiungano l'utente normale: qui entra in gioco Prevx 3.0 che si fa carico di attingere ai dati memorizzati nel database online della società inglese (intelligenza collettiva, ved. anche questa pagina) ed eventualmente di far transitare attraverso una “sandbox” remota gli elementi sospetti. Gli sviluppatori di Prevx hanno preferito utilizzare questo approccio con l'intento di ridurre drasticamente le dimensioni del modulo client. Il "cuore" di Prevx 3.0 è infatti costituito da un solo eseguibile e da un driver per un totale di spazio occupato pari ad 800 KB.
Prevx 3.0 vanta la compatibilità con numerose versioni di Windows, alcune piuttosto datate e non più supportate neppure da Microsoft: da Windows 98, passando per Windows 2000, XP, Vista, Server 2003, Server 2008 sino a Windows 7.
Dopo l'accettazione della licenza d'uso, Prevx 3.0 effettua una scansione delle aree critiche del sistema operativo controllando anche la disponibilità di eventuali aggiornamenti del programma.
Al termine della procedura, il software fornisce un responso finale segnalando il sistema come pulito oppure, viceversa, indicando l'individuazione di elementi dannosi. Nel riquadro in basso a destra, viene ricordato che Prevx 3.0 risulterà sprovvisto della funzionalità di rilevamento delle minacce in tempo reale fintanto che l'utente non avrà provveduto ad acquistare una licenza.
Nel report finale, Prevx 3.0 evidenzia chiaramente – attraverso l'utilizzo di due differenti icone – quali minacce siano eliminabili eseguendo il software in modalità “free” e quali invece richiedano l'acquisto di una licenza d'uso.
Prevx 3.0 è nato per lavorare "sul campo". Rispetto ad altri software antimalware non è quindi necessario avviare una scansione da modalità provvisoria (obbligatoriamente "con supporto di rete", nel caso di Prevx 3.0). Il programma di Prevx può essere quindi impiegato, in primo luogo, per accertarsi, qualunque sia la configurazione software del proprio sistema, se il personal computer sia libero da malware oppure se, viceversa, siano presenti uno o più “ospiti indesiderati”.
Al termine della fase di scansione, Prevx 3.0 indica chiaramente il percorso ove sembra risiedere il malware eventualmente rilevato. Gli utenti più smaliziati possono salvare il resoconto completo (“log file”) dell'indagine condotta da Prevx 3.0 cliccando sulla scheda Tools quindi su Save scan results.
Specificando la cartella ove si desidera salvare il file di log ed il nome da assegnargli, Prevx 3.0 provvederà a produrre un resoconto omnicomprensivo. Aprendo tale file con un normale editor di testo (va benissimo, allo scopo, il Blocco Note di Windows oppure software come TextPad), si otterrà l'elenco dei file analizzati dal programma. Accanto a ciascun file vengono riportate alcune indicazioni “autoesplicative”:
[B] Bad (Malware)
[BP] Bad program (Malware)
[G] Good (Benigno)
[GP] Good program (Benigno)
[U] Sconosciuto
[UP] Programma sconosciuto
Rispetto alle precedenti versioni, il log generato da Prevx 3.0 risulta ancora più chiaro e leggibile: in testa al report vengono subito indicati i file nocivi ed accanto a ciascuno di essi viene riportato se il file risulti al momento in esecuzione (“active”).

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