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venerdì 24 maggio


Servizi che facilitano la pirateria: gli USA fanno i nomi

di Michele Nasi (03/03/2011)


Anche le autorità statunitensi tornano sul tema della pirateria digitale. E' la volta dell'USTR (Office of the United States Trade Representative), agenzia governativa responsabile della definizione delle politiche commerciali USA che vengono sottoposte direttamente al Presidente: in un documento da poco reso pubblico, si punta il dito contro tutta una serie di servizi che giocherebbero un ruolo fondamentale nella diffusione di materiale coperto dal diritto d'autore. La lista, consultabile cliccando qui, viene definita "non esaustiva" e, com'è possibile verificare, contiene nomi più o meno noti. Si cita, ad esempio, il motore di ricerca cinese Baidu che offrirebbe un ottimo appiglio per le ricerche di contenuti soggetti a copyright quindi si passa ai siti web che indicizzano il materiale messo a disposizione attraverso il protocollo BitTorrent. Ampio spazio viene dato anche ai trackers di BitTorrent ossia a quei server che si occupano di coordinare i rapporti tra chi offre un file e coloro che lo richiedono. Nel documento si osserva come alcuni trackers siano divenuti "noti per le attività di violazione del copyright sebbene alcuni di essi possano comunque risultare utili per le indagini giudiziarie".
Vengono poi nominati siti web che, con un'impostazione "simil-Facebook" si concentrano sulla facilitazione degli scambi di materiale illegale ed i programmi peer-to-peer che consentono di ricevere video in streaming di eventi importanti (generalmente sportivi) normalmente fruibili solo abbonandosi ai canali televisivi a pagamento (i.e. pay-per-view).
Il documento dell'USTR, tuttavia, non propone soluzioni ma si limita ad esortare tutte le autorità competenti a porre in essere le misure per contrastare il fenomeno della pirateria e della contraffazione.
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Ultimi commenti
inviato da giammyboy > pubblicato il 04/03/2011 14.44.03
Non credo che sia la popolartà di un sistema operativo ad attirare malintenzionati. Credo che li attiri la facilità di attaccare con successo il sistema operativo. E lo dimostrano i ben 50 software esclusi dal Android Market. Ma nessuno controlla il software che viene caricato su Android Market prima di renderlo fruibile al pubblico? Mi sembrano dei grandi pasticcioni. Pur di stare dietro alla concorrenza propongono servizi non sicuri. Tanto chi paga e' l'utente e non chi gestisce Android Market. Come dicono dalle mie parti: Android Market... siete dei patacca!


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