lunedì 14 gennaio 2013 di Michele Nasi 3999 Letture

Aaron Swartz e la battaglia per il sapere "accessibile"

Un suicidio, il sistema giudiziario statunitense, il MIT (Massachusetts Institute of Technology) e la libera diffusione del sapere: un'incredibile storia li lega a doppio filo. Aaron Swartz è il 26enne, nativo di Chicago, che si è tolto la vita nei giorni scorsi: il corpo è stato rinvenuto nel suo appartamento da parte della fidanzata. Programmatore, scrittore e attivista, Swartz era una grande "mente": fu coautore delle specifiche di RSS 1.0, la prima versione dell'oggi popolarissimo formato, basato sull'uso di XML, per la distribuzione di contenuti via web nonché fondatore di numerosi progetti. Il giovane collaborò alla realizzazione dell'architettura di Open Library, fondò Infogami - società che si fuse con Reddit molto tempo fa -, promose la creazione di un gruppo schierato contro l'approvazione di SOPA (Stop Online Piracy Act), normativa USA che avrebbe potuto aprire le porte ad una "censura di stato" sui contenuti online.


Swartz, classe 1986, si è attivamente dedicato alla battaglia per la libera circolazione della conoscenza dichiarando guerra al copyright. Qualche tempo fa il giovane sferrò un attacco nei confronti di JSTOR, nota libreria online che vanta un catalogo di testi accademici davvero molto esteso, sottraendo i file PDF contenenti tutto il materiale. Per riuscire nell'intento, Swartz sfruttò l'infrastruttura e la banda di rete del MIT, forzò i sistemi di JSTOR e saccheggiò 4 milioni di libri a catalogo (distribuiti dalla libreria a titolo oneroso). L'accusa, che a luglio 2011, chiamò Swartz a rispondere del suo operato sosteneva che il ricercatore sarebbe stato in procinto di pubblicare i libri elettronici sottratti dai sistemi di JSTOR sui circuiti peer-to-peer.

Vista l'azione dimostrativa di Swartz, JSTOR ritirò la sua denuncia e chiese ai giudici di archiviare il caso. Il MIT, invece, non agì seguendo lo stesso metro di giudizio e il procedimento legale continuò. Swartz, a questo punto, avrebbe rischiato fino a 50 anni di carcere ed un'ammenda pari a 4 milioni di dollari. La prossima udienza avrebbe dovuto svolgersi il 4 febbraio ma il giovane americano ha voluto porre a suo modo la parola fine sulla triste vicenda.


La famiglia di Swartz punta il dito contro il sistema giudiziario a stelle e strisce e contro l'accusa che avrebbe gestito il caso senza alcun rispetto per il giovane e per i suoi ideali. Il programmatore-attivista, in definitiva, aveva messo in piedi una forma di protesta senza trarne alcun vantaggio personale: decine di anni di galera per quello che in molti stentano a definire un crimine appare ai più una pena assolutamente sproporzionata. "Viviamo in un mondo dove gli artefici della crisi finanziaria se ne vanno tranquillamente a pranzo alla Casa Bianca", scrive Lawrence Lessig, giurista amico di Swartz e fondatore delle Creative Commons.

Il MIT ha pubblicato in una nota la sua posizione evitando, però, di commentare ciò che è accaduto negli ultimi due anni. Viene espresso dolore per la scomparsa di Swartz e si fa presente che verrà indagata un'inchiesta sulle decisioni che sono state prese dai responsabili e dai legali dell'università di ricerca.

Frattanto, il gruppo Anonymous ha immediatamente reagito alla notizia della morte di Swartz aggredendo la home page del MIT, istituto che viene considerato responsabile della tragica scelta del giovane statunitense.

Adesso, dopo la scomparsa di Swartz, probabilmente non si osserverà il solito silenzio: anzi, tutti coloro che hanno condiviso le battaglie del 26enne di Chicago faranno sentire ancora più forte la loro voce.

  1. Avatar
    pdp
    15/01/2013 00:03:15
    Credo che tu abbia fatto mooolta confusione. Premesso che non mi risulta che Swartz facesse parte di Anonymous, la reazione di Anonymous è stata una rappresagglia contro il comportamento del MIT. Per onorare la morte è nato in tutto il mondo un movimento spontaneo di ricercatori e accademici che condividono gratuitamente in Rete i propri documenti, analisi, ricerche di interesse collettivo. Probabilmente non hai nemmeno visto l'hashtag #pdftribute su twitter... Penso anche che tu sia poco informato anche su Anonymous... se tu avessi scritto il tuo commento su qualche altro sito citicandone l'operato probabilmente te l'avrebbero cancellato... è proprio contro questi atteggiamenti che si schiera Anonymous, per una libera circolazione delle informazioni (i siti di che fanno informazione non vengono mai attaccati), contro i soprusi. Non associare Anonymous con i cracker, è del tutto fuori luogo.
  2. Avatar
    skeptical
    14/01/2013 23:34:19
    Una "grande mente" non ha nulla a che fare con Anonymous e non ne segue le modalità operative adolescenziali. Per carità non chiamiamoli hacker: sono solo dei cracker ideologizzati e con il complesso di onnipotenza, dei mediocri terroristi informatici. Il terrorismo è la moda di questo millennio, almeno questi per ora fanno saltare in aria i siti e non le persone come i loro colleghi fondamentalisti islamici, ma il tono dei proclami è lo stesso. Se l'attività di JSTOR impedisce la diffusione della conoscenza, ci sono altri modi più intelligenti per manifestare la propria opposizione che penetrare il loro sito, non importa quanto poco protetto, a "fini dimostrativi" e sottrarre i file in esso contenuti. E' come se nel mondo "fisico" per protestare su come una banca reinveste i soldi dei suoi clienti se ne forzasse la cassaforte, si sottraessero i valori in essa contenuti e, una volta scoperti con il malloppo, si dicesse che non si voleva trarre alcun beneficio dal possesso di tali valori. E' furto con scasso, a meno che vogliamo tornare all' "esproprio proletario" tanto caro ai nostri terroristi degli anni '70. Ci mancava poi la protesta anticapitalista e anticrisi della famiglia. Al loro posto mi interrogherei piuttosto sul fallimento nell'educazione di un figlio che non è stato in grado di portare avanti le sue idee in modo civile e si à suicidato per fuggire dalle conseguenze delle proprie azioni. Sinceramente da ilsoftware.it mi aspettavo di meglio.