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Al via oggi la liberalizzazione dei domini di primo livello

Qualcuno la chiama rivoluzione. A partire da oggi, infatti, e dopo sette anni di studi sul tema, l'ICANN, ente no-profit che - tra i numerosi incarichi correlati alla rete Internet - provvede ad assegnare indirizzi IP ed a svolgere un'attività di gestione dei nomi a dominio di primo livello, si prepara ad ampliare il numero dei TLD (acronimo di "Top-level domains") generici esistenti ben oltre i 19 finora accettati (ne avevamo parlato in questo nostro articolo).
Questo significa, in concreto, che oltre ai consueti .com, .gov, .org sarà possible utilizzare qualsiasi tipo di parola e in qualsiasi lingua, incluse quelle non latine e dunque cirillico, arabo o cinese.

Il processo è comunque graduale. Le richieste di registrazione possono essere presentate a partire da oggi, facendo riferimento alla pagina apposita sul sito dell'ICANN a questo indirizzo ed iscrivendosi fino al prossimo 29 marzo. Le domande devono in ogni caso pervenire entro il prossimo 12 aprile. L'operatività dei nuovi TLD è invece prevista per l'inizio del prossimo anno.


Tutto questo, naturalmente, ha un costo. 185.000 sono i dollari necessari per la registrazione del Tld, anche se l'ICANN ha fondi disponibili per aiutare alcune realtà, soprattutto in Paesi in via di sviluppo, con riduzioni sensibili delle quote di registrazione.

I richiedenti possono essere le singole aziende, ma anche le municipalità (si parla di molta attenzione su .london e .nyc) per i siti dedicati alla promozione turistica; .ngo sembra invece destinato a diventare il TLD di riferimento per tutte le organizzazioni no-profit.


Non tutti accolgono con favore questa forma di liberalizzazione dei TLD. Tra le più ostili le multinazionali, che vedono nei nuovi TLD possibili minacce ai loro marchi oltre a possibili rischi di frode: inevitabile per tutti la corsa alla registrazione, onde evitare appropriazioni indebite, nonostante le rassicurazioni dell'ICANN che garantisce massima attenzione per evitare comportamenti scorretti da parte dei richiedenti.
Qualcuno, in effetti, ha già fatto i conti e sostiene che per le multinazionali le nuove regole dell’ICANN comporteranno una spesa vicina ai due milioni di dollari per la protezione e la tutela dei loro marchi da possibili plagi.

Sul tema è intervenuto anche Marc Van Wesemael, responsabile dell’Eurid, l’organizzazione responsabile del dominio .eu, secondo il quale la nuova liberalizzazione porterà a un cambiamento dei rapporti di forza tra chi desidera registrare un dominio e il registrar. Potenzialmente, si legge nella nota rilasciata dallo stesso Eurid, "la novità potrebbe portare a una riduzione del mercato del TLD nel suo insieme".
Secondo Marc Van Wesemael, lo sviluppo più probabile è che le aziende indirizzeranno le loro azioni verso un numero molto limitato di TLD, scegliendo naturalmente nella rosa dei più popolari. Questo non comporterebbe alcun rischio per i TLD come il .eu, che risulta tra i primi dieci al mondo, ma potrebbe causare un calo di interesse nei confronti degli altri TLD meno diffusi.

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