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Amazon e DDL Levi: la questione del "prezzo imposto"

L'hanno definita la Legge anti-Amazon, ma in questi giorni è proprio Amazon a tenere il profilo più cauto rispetto all'approvazione del DDL Levi che regola il limite massimo degli sconti applicabili sulla vendita di libri.

Niente supersconti, come sta facendo Ibs con il 75% di ribasso su 150.000 prodotti, niente vetrine tappezzate con l'annuncio di ribassi che assomigliano a svendite, come sta facendo Mondadori. Niente proclami.
Almeno per il momento, la società sembra quasi scegliere l'understatement.
”Se questa è la legge - dichiara infatti Martin Angioni, country manager della filiale italiana della società - la rispetteremo”.

Questo non significa che sia d'accordo, anzi.
”In un Paese nel quale da anni si lamenta la carenza di lettori e di forti lettori, l'impianto di questa legge fa sì che i potenziali lettori restino potenziali. Vengono meno alcune leve che possono avvicinare gli italiani alla lettura. Perché se è vero che la legge è stata pensata per garantire una forma di tutela alle librerie indipendenti e ai piccoli editori, è altrettanto vero che se si lavora per allargare la base dei lettori, questi poi acquistano ovunque, da noi come dai player più piccoli, con beneficio per tutti gli attori della filiera”.


Angioni cerca di non farne una questione di prezzo e cita l'esperienza di mercati diversi dall'Italia: dai Paesi anglosassoni, nei quali il venditore è libero di applicare qualunque livello sconto all'estremo opposto rappresentato dalla Germania, in cui nessuno sconto è possibile, passando per la Francia che proprio quest'anno “festeggia” il trentennale dall'entrata in vigore della legge Lang, modello dal quale è stato mutuato il D.D.L. Levi, che limita i tassi di sconto applicabili a un massimo del 5%.
”Il nostro modello di business funziona a prescindere dal prezzo - ribadisce il manager citando una survey sui suoi clienti-, perché prima del prezzo vengono i servizi. Nondimeno preferiamo operare su un mercato nel quale la leva del prezzo è lasciata in mano al retailer, invece di essere imposta, perché riteniamo favorisca maggiormente il consumatore”.

In ogni caso, Angioni non è disposto a sostenere formalmente una eventuale azione promossa dalle associazioni dei consumatori, rivendicando il ruolo diverso dell'azienda rispetto all'utente finale.
Non esclude, però qualche azione promozionale analoga a quelle dei suoi concorrenti.
”Magari faremo una festa del libro per ricordare il trentesimo anno dall'entrata in vigore della legge Lang in Francia, che avvenne proprio nel mese di agosto del 1981”, ironizza.


Quanto alla vexata quaestio degli ebook, il manager sceglie il percorso logico: ”Se l'ebook è equiparato a un servizio, tanto che la sua tassazione è al 20%, allora non è incluso negli effetti di questa legge”, sostiene.
Che proprio la nuova legge possa avere un effetto benefico sul decollo dell'ebook anche in Italia, è cosa che lo lascia comunque scettico. ”Non si può ridurre tutto a una questione di prezzo”, sostiene, anche se poi conferma che una differenza nell'ordine del 30% tra il prezzo del libro fisico e quello del libro digitale è comunque un'aspettativa lecita da parte del pubblico.
Per Angioni è forse più una questione di ecosistema, sia quando si parla di libri e contenuti digitali, sia quando si parla di sistema librario nel suo insieme.
”Se questa legge ha scatenato un dibattito, tra chi la sostiene e chi la avversa, vuol dire che ci sono ragioni da entrambe le parti”, sostiene riferendosi in particolare alle istanze delle piccole librerie.
Per le quali, però, ha già una risposta.
Nel mese di agosto il marketplace di Amazon sarà aperto anche per la sezione media, nella quale rientrano anche i libri.
Per una libreria specializzata o tematica, perché non cogliere l'opportunità e aprire un punto vendita anche ul sito di Amazon?
”Del resto noi non possiamo garantire la disponibilità di qualunque titolo o di qualunque libro”, conclude, di nuovo, pragmatico.

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