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Banda ultralarga: TIM perde il ricorso. Bandi Infratel validi e corretti

Banda ultralarga: TIM perde il ricorso. Bandi Infratel validi e corretti

I bandi di gara indetti da Infratel Italia per portare la banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato (si pensi alle zone geografiche ancor'oggi "digital divise") sono assolutamente validi e corretti. Lo ha stabilito il TAR del Lazio.

Sui bandi Infratel Italia ovvero sull'operazione orchestrata dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per portare la banda ultralarga nelle aree del Paese "a fallimento di mercato" pendeva la "spada di Damocle" del ricorso presentato da TIM innanzi al TAR del Lazio (vedere Banda ultralarga nelle aree bianche: denuncia di Telecom).

I giudici del tribunale laziale, però, hanno appena deciso di rigettare il ricorso di TIM dichiarandolo "inammissibile". Il TAR ha stabilito la correttezza dei bandi di gara Infratel, pubblicati dopo una rigorosa istruttoria e un altrettanto approfondito esame tecnico.

Banda ultralarga: TIM perde il ricorso. Bandi Infratel validi e corretti

"Il bando, peraltro, aveva ottenuto il parere favorevole dell'Autorità per le Comunicazioni (Agcom), della Autorità concorrenza del mercato (Agcm) e dell'Autorità dell'Energia ed era stato sottoposto alla vigilanza collaborativa con l'Anac, ottenendo anche da quest'ultima parere positivo", si legge in un commento diramato da Infratel.


A questo punto Enel Open Fiber potrebbe avere "gioco facile" in molte aree del Paese. Se TIM aveva infatti deciso di partecipare al primo bando (Banda ultralarga dove c'è digital divide: Enel sfida TIM), proprio in forza del ricorso presentato, aveva preferito non presentare alcuna offerta nell'ambito del secondo bando Infratel: Banda ultralarga nelle aree a fallimento di mercato: TIM non presenterà alcuna offerta.

TIM potrebbe ancora ricorrere al Consiglio di Stato ma, nel frattempo, Enel Open Fiber potrebbe iniziare i lavori per portare la fibra ottica a circa 6,5 milioni di cittadini in circa 3.000 comuni di Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto.


La rete sarà di proprietà dello Stato ma sarà data in concessione per 20 anni al soggetto che la realizzerà. Quest'ultimo sarà comunque obbligato a permetterne l'utilizzo alle società di telecomunicazioni che volessero commercializzare i loro servizi ultrabroadband.