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Buzz e la privacy violata: Google paga

8,5 milioni di dollari.
Tanto è costato a Google il pasticciaccio accaduto al momento del lancio di Google Buzz, quando i contatti più frequentemente utilizzati da un utente furono automaticamente inseriti nei profili di Buzz.

Buzz, una piattaforma di social network e microblogging il cui obiettivo consisteva nel portare una ventata "sociale" all'interno dei servizi basati sul web ed offerti dall'azienda di Mountain View, fu lanciato a febbraio scorso. Nella definizione dei tecnici di Google, Buzz è un servizio integrato direttamente in Gmail, che consente di avviare conversazioni sugli argomenti che si ritengono interessanti, condividendo aggiornamenti, foto e video. Nella sua veste iniziale, Buzz fu subito oggetto di roventi critiche ed addirittura di una "class action".

Punto contestato: la facilità con cui Buzz fu collegato ai milioni e milioni di account Gmail attivi in tutto il mondo e la mancanza di un'informazione puntuale sul funzionamento del servizio e sulle modalità di condivisione dei dati. Da più parti ci si chiese perché il colosso di Mountain View non avesse disattivato per default la condivisione delle informazioni con gli utenti correlati. La selezione automatica dei contatti presenti nella rubrica di Gmail e la trasformazione degli stessi in "followers" non ha convinto molti. Troppe le implicazioni relative alla privacy che sono state citate: tra tutte, l'eventualità di condividere - anche inconsapevolmente - informazioni sensibili e di mettere a fattor comune, ad esempio, l'elenco dei propri contatti di posta elettronica.
Le proteste collezionate nel giro di pochi giorni hanno indotto i vertici di Google a rivedere il funzionamento di Buzz, soprattutto per ciò che riguarda l'aspetto privacy.

A distanza di qualche mese, oggi, arriva l'accordo: Google sborserà una somma pari a 8,5 milioni di dollari che tolte le spese legali, andranno a rimpinguare le casse di gruppi e associazioni che si occupano della tutela della privacy su Internet.


Ammenda monetaria e ammenda "morale": Google dovrà intraprendere azioni pubbliche per educare gli utenti sui temi relativi alla privacy in Buzz. Entro il prossimo 3 ottobre Google porrà online regole più trasparenti e comprensibili in materia di privacy ed attraverso il "Privacy Center" ciascun utente potrà ottenere una visione d'insieme sulle impostazioni relative alla trattazione dei suoi dati personali.

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