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Can-Spam, nessun effetto

A un mese di distanza dall'entrata in vigore di Can-Spam, il decreto federale americano che avrebbe dovuto porre un serio freno allo spamming, poco o nulla è cambiato.
Lo dicono i produttori di software antispam, che sottolineano come dal 1° gennaio a oggi il numero di messaggi indesiderati intercettati dai loro sistemi sia diminuito in modo impercettibile, laddove non è addirittura aumentato.
Postini, tanto per citare un nome, dichiara che lo spam ha rappresentato il 79% dei messaggi email da lei processati per oltre 2.000 aziende clienti. Un mese prima, in dicembre, la percentuale era l'80%. E se l'1% di riduzione è il frutto di Can-Spam il risultato è davvero di scarsa rilevanza.
Brightmail, che monitora solo gli utenti finali, parla addirittura di un incremento di 2 punti percentuali, confermando così lo scetticismo con il quale aveva accolto il decreto, o meglio la sua attuabilità in termini di sanzioni amministrative e penali per i trasgressori.
Peraltro, sono in molti concordi nel sostenere che il primo effetto immediato del decreto è stato semmai un perfezionamento delle tecniche utilizzate dagli spammer per evitare che i loro messaggi vengano intercettati e classificati per l'appunto come "junk".
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