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Come cambia l'IVA per gli acquisti dai siti e-commerce

Dal prossimo 1° gennaio, l'aliquota IVA che dovrà essere applicata a fronte dell'acquisto di beni immateriali (servizi online, software, app, e-book,...) dovrà essere quella prevista nel Paese di residenza dell'acquirente e non quella disposta dalla nazione in cui ha sede il negoziante.
In altre parole, quando un'azienda italiana vende ad esempio un software ad un'impresa o ad un privato con sede in Germania, dovrà applicare l'IVA al 19% (come previsto dal Paese di Berlino) e non al 22%. Viceversa, un cittadino italiano che acquista un bene immateriale da Paesi europei in cui vige un'aliquota IVA più bassa, si vedrà comunque applicare l'IVA al 22%.

Stando a quanto stabilito dalla direttiva comunitaria, inoltre, spetterà al venditore di verificare l'indirizzo di residenza dichiarato dall'acquirente ed applicare l'aliquota IVA corretta sulla base di tale informazione. I dettagli sulla verifica effettuata debbono essere conservati per un periodo di tempo pari a dieci anni.


La direttiva, evidentemente elaborata per stringere le maglie attorno ai colossi dell'e-commerce (in primis Amazon e Google), viene contestata dalle piccole realtà imprenditoriali. Come si legge in una petizione pubblicata su change.org, i nuovi obblighi comportano un impegno notevole ed importanti investimenti economici. Adempimenti, quindi, che potrebbero seriamente mettere in crisi le imprese di più piccole dimensioni.

Il legislatore, infatti, non ha imposto una soglia minima di fatturato annuo col risultato che tutte le imprese, anche quelle che hanno un giro d'affari limitato, saranno egualmente costrette ad attrezzarsi.


L'unica agevolazione prevista dalla normativa è il sistema MOSS (Mini-One-Stop-Shop) con cui, nel caso dell'Italia, l'Agenzia delle Entrate funge da "intermediario". L'IVA può essere infatti versata al fisco tricolore che poi la girerà al Paese interessato.

Rimane comunque l'obbligo per il venditore di calcoare, al momento di ogni singolo acquisto, l'importo dell'imposta a seconda della residenza del cliente. Il negoziante dovrà raccogliere almeno due prove circa la nazione di residenza dell'acquirente: se l'indirizzo IP è facile da raccogliere e già di per sé fornisce un'indicazione circa l'area geografica da cui si collega l'utente (vedere Scoprire dove si trova una persona a partire dall'indirizzo IP), a meno dell'utilizzo di proxy server stranieri o di TOR; più complicato sarà indubbiamente annotare codici fiscali o gli estremi di un documento di identità.

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