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Contro Buzz arrivano le class action

Subito dopo il lancio ufficiale del servizio Buzz da parte di Google, non sono state poche, negli Stati uniti e in tutto il mondo, le reazioni sconcertate di fronte ad alcune delle funzionalità peculiari del servizio, valutate come vere e proprie violazioni alla privacy.

Dalle proteste espresse in lungo e in largo per siti e blog alle prese di posizione ufficiali il passo è stato piuttosto breve, se è vero, come è vero, che la casa di Mountain View si trova oggi a fronteggiare due class action, una partita dagli Stati Uniti e l'altra dal Canada.

Dagli Stati Uniti è partita l'iniziativa di Eva Hibnick che ha depositato presso una corde federale della Florida un atto formale contro Google, a suo dire colpevole di violazione del Computer Fraud and Abuse Act, per aver consentito di condividere dati personali degli utenti del servizio Gmail, senza chiederne previo consenso. L'azione promossa da Hibnick viene promossa in rappresentanza di 31,2 milioni di utenti del servizio GMail negli Stati Uniti e ha l'obiettivo ottenere una ingiunzione contro Google, perché non possa ripetere in futuro quanto già fatto con Buzz.


L'azione di Hibnick è partita nonostante Google, subito dopo le proteste degli utenti, avesse apportato una serie di modifiche al servizio, proprio per migliorare gli aspetti legati alla privacy, scusandosi pubblicamente per l'errore.

Oltre all'azione di Eva Hibnick, sempre negli Stati Uniti, ha espresso parere negativo nei confronti del servizio Buzz anche Epic, Electronic Privacy Information Center, un ente di interesse pubblico che ha presentato una interrogazione alla Ftc, Federal Trade Commission, evidenziando tutti i punti di violazione della privacy nei quali incorre il servizio.

In Canada, infine, per gli stessi problemi Buzz è finito sotto la lente della Commissione per la Privacy.


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