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Dati personali, diritto all'oblio e social network: si muove la Ue

C'è un percorso comune tracciato da Viviane Reding, commissaria europea per la giustizia i diritti fondamentali e la cittadinanza, e Neelie Kroes, commissaria responsabile per l’agenda digitale, che porta a una revisione dell’attuale normativa sulla protezione dei dati personali.
Un percorso che parte dalla percezione che la normativa esistente, risalente al 1995, non sia più adeguata al contesto sociale e tecnologico sviluppatosi in questi anni e dalla volontà di "rafforzare i diritti delle persone, eliminando allo stesso tempo la burocrazia allo scopo di assicurare la libera circolazione dei dati nel mercato unico".

A tal fine, la Commissione presieduta da Reding presenterà nel corso del prossimo anno una nuova proposta legislativa, frutto di una consultazione pubblica condotta in questi mesi, della quale sono stati delineati in questi giorni gli obiettivi principali, riassunti in cinque punti.
La proposta è consultabile integralmente a questo indirizzo e cittadini e parti interessate sono invitati a esprimere il loro parere in merito entro il prossimo 15 gennaio. Il primo obiettivo è un rafforzamento dei diritti individuali, così che "la raccolta e l'utilizzo dei dati personali siano limitati allo stretto necessario". In questo caso il richiamo sarà a una maggiore trasparenza e alla possibilità di esprimere il loro consenso informato al trattamento.
Soprattutto rientra in questo primo punto anche un forte richiamo al diritto all’oblio, una volta che i dati non siano più cancellati o che il titolare ne desideri la cancellazione.
Come ben si legge nelle pagine di chiarificazione che accompagnano il comunicato dell’Unione, al centro del dibattito c’è proprio il cambiamento intervenuto nella gestione dei dati personali con l’avvento dei social network.
"Un singolo social network", si legge nella nota, "oggi conta qualcosa come 500 milioni di utenti in tutto il mondo. Vale a dire quanti l’intera popolazione dell’Unione. In questo scenario, è necessario che i benefici tecnologici per gli individui, le imprese e le pubbliche autorità vadano di pari passo con il necessario rispetto per i dati personali che devono essere adeguatamente protetti, qualunque sia la tecnologia in uso".
Ogni utente deve essere informato su come e da chi i suoi dati vengono raccolti, deve essere consapevole dei suoi diritti in termini di accesso, rettifica e cancellazione e deve essere in grado di esercitare questo diritto senza vincoli.
Soprattutto, ed è qui che si arriva al diritto all’oblio, il singolo utente deve avere "il diritto di rimozione completa dei suoi dati. (...) Chi desidera cancellare il proprio profilo da un sito di social networking deve poter ricorrere al service provider perché siano rimossi completamente i suoi dati personali", includendo in questa accezione qualunque oggetto, anche le foto".

Un secondo importante obiettivo riguarda invece la libera circolazione dei dati nel territorio dell’Unione, oggi vincolata ai frequenti contrasti tra la norma europea e le singole legislazioni nazionali. Il richiamo sarà a una ricerca di uniformità, in un’ottica di mercato interno.


In virtù del trattato di Lisbona, ed è questo il terzo obiettivo, l’Unione si impegnerà alla definizione di norme generali di protezione dei dati che interesseranno tutti i settori, inclusa la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. In questo quadro dovrebbe essere rivista anche la normativa datata 2006 che impone alle imprese la conservazione dei dati di traffico tra i sei mesi e i due anni.


Gli ultimi due obiettivi riguardano la protezione dei dati trasferiti al di fuori dell’Unione, in un’ottica di cooperazione con i Paesi extra-Ue, e l’opera di armonizzazione del ruolo e delle competenze delle autorità di protezione dei dati.

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