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Decina: la neutralità della rete è un'altra cosa

A Maurizio Decina, docente di Telecomunicazioni del Politecnico di Milano e tra i firmatari dell’Agenda digitale, non piace che il termine net neutrality sia stato tirato in causa nella querelle tra Vodafone e Skype (ved. questo articolo).
"È una questione che riguarda soprattutto i consumatori, ma che poco ha a che vedere con la neutralità della rete", sostiene. "Net neutrality - prosegue - significa non bloccare alcun contenuto, soprattutto per motivi concorrenziali. Non significa non poter applicare tariffe differenziate in base ai servizi".

Piuttosto, a parer suo, la querelle di questi giorni ha puntato il dito su un altro problema che sta emergendo: con 5 miliardi di telefoni in tutto il mondo, con la crescita esponenziale dei dispositivi abilitati all’accesso Internet già in atto e ancor più prevista per i prossimi anni, le attuali capacità della rete rischiano di non essere più sufficienti.
"Per poter supportare i crescenti volumi di dati sono necessari investimenti davvero ingenti a carico degli operatori. Alla luce delle evoluzioni in corso, sono convinto che la logica che sottende le tariffe flat stia progressivamente perdendo senso e, soprattutto, credo che rischi di scoraggiare gli investimenti futuri".


Le stesse argomentazioni erano state espresse, del resto, una decina di giorni fa da Paolo Bertoluzzo, amministratore delegato di Vodafone Italia, in occasione del lancio delle nuove reti a 43,2 Mbps e della presentazione dei piani di sviluppo dell’Lte.
Decina rincara la dose, sostenendo che la questione è in effetti argomento centrale delle discussioni non solo negli Stati Uniti - e richiama l’accordo dell’estate scorsa tra Google e Verizon, quando le due società introdussero l’ipotesi di corsie preferenziali per il traffico dati - ma anche in Europa.
"Siamo all’infanzia del mobile Internet e non possiamo fermare un fenomeno che è appena partito. Per le tre frequenze dell’Lte si parla di un’asta da 2,4 miliardi euro: questo significa che ciascuno dei tre operatori che si aggiudicheranno l’asta sborserà qualcosa come 800 milioni di euro. Per non parlare degli investimenti previsti per la fibra. Ostinarsi a rimanere agganciati a modelli pensati per altri tempi e per altri servizi rischia di inibire lo sviluppo. E poi - conclude - non dimentichiamoci che la telefonia è partita con le tariffe al minuto".

Riconosce, Decina, che gli utenti sono normalmente e comprensibilmente diffidenti nei riguardi degli operatori. Per altro, nel caso di specie, l’ipotesi sarebbe quella di passare da una tariffa da 10 euro al mese a 8 euro alla settimana. Tuttavia, il professore non si risparmia una battuta conclusiva: "gli utenti dovrebbero diffidare piuttosto degli over the top come iPad o iPhone, che inibiscono servizi e funzioni che non abbiano ricevuto un’approvazione preventiva. Come ad esempio accade con Flash. Credo che sarebbe ora che si cominciasse a parlare anche della neutralità dei terminali".


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