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Decreto Urbani, insorge il popolo della Rete

Il Consiglio dei Ministri ha approvato venerdi scorso il cosiddetto "decreto cinema" che ha mandato in subbuglio il popolo della Rete.
Il decreto infatti prevede pene amministrative di 1.500 euro per chiunque "diffonda al pubblico per via telematica, anche mediante programmi di condivisione di file tra utenti" opere protette da diritto d'autore (leggi film e musica) e di 2.000 euro per chiunque "ponga in essere iniziative dirette a promuovere o ad incentivare" le violazioni del copyright. In pratica chi scarica musica da Internet usando i network P2P (peer-to-peer) rischia queste sanzioni.
Tutto questo a distanza di due giorni dalla normativa europea che di fatto dichiarava non perseguibile il download effettuato ad uso personale.
Secondo Giuliano Urbani, ministro dei Beni Culturali e promotore del provvedimento, le multe nei confronti di chi agisce senza scopo di lucro sono più simboliche che altro, con lo scopo (condiviso dalla normativa europea, ndr) di disincentivare ed educare.
Il decreto non ha mancato di scatenare reazioni contrarie soprattutto da parte degli Internet Provider. Il provvedimento infatti prevede che gli ISP (Internet Service Provider) informino l'autorità giudiziaria in merito agli illeciti dei quali vengano a conoscenza, come se fossero, insomma, poliziotti della Rete. Un ruolo, questo, che gli ISP non vogliono certo ricoprire anche perché, come ha spiegato il presidente dell'Aiip (Associazione Italiana Internet Provider) Paolo Nuti in via teorica il provider può individuare senza difficoltà i pirati, ma a parte l'onere economico dell'operazione, agirebbe in violazione della privacy e della Costituzione.
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