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Diatriba Unix-Linux: aveva ragione Novell

Che sarebbe stata una lunga causa lo si era intuito fin dall'inizio.
Era il 2003, quando Sco, con una mossa che colse di sorpresa il mercato, decise improvvisamente di aprire una causa contro Ibm, richiedendo a Big Blue il pagamento di un miliardo di dollari con l'accusa di violazione dei diritti di proprietà intellettuale in relazione al controllo della tecnologia Unix.

Poche settimane più tardi, la società californiana diede l'annuncio ufficiale: sarebbe uscita dal mercato Linux, avrebbe sospeso il supporto all'iniziativa UnitedLinux e, soprattutto, era pronta a intentare causa a chiunque avesse utilizzato Linux senza corrisponderle i diritti d'uso.

Settimane convulse, nelle quali alle citazioni in tribunale si rispondeva con altrettante citazioni.

Finché, era il mese di maggio, la contromossa toccò a Novell.
Con una lettera aperta, indirizzata all'allora Ceo di Sco Darl McBride, Jack Messman, all'epoca Ceo della società, sostenne che Novell era la vera detentrice dei copyright e dei brevetti di cui Sco reclamava la proprietà intellettuale. Diritti mai passati di mano, nemmeno nel 1995, quando le due società stipularono un accordo di licenza, dal quale fu esplicitamente escluso il codice di Unix System V.


Molti anni, come si vede, sono passati, ma sembra che finalmente un punto fermo sia stato raggiunto: la Corte Distrettuale dello Utah, sede della disputa tra le due società, ha emesso nella giornata di ieri un verdetto secondo il quale si conferma la proprietà da parte di Novell dei copyright di Unix.
Un traguardo importante, è la convinzione di Novell, che segna un nuovo punto a favore della comunità Linux e della diffusione dell'open source.

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