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Digital Divide: -1 all'Italia

È stato presentato nella giornata di ieri lo studio sull'utilizzo del web nel mondo, promosso da Ibm Institute for Business Value in collaborazione con The Economist.
Uno studio incoraggiante sotto alcuni profili, che dimostra un certo assottigliamento nel digital divide che di fatto segna la demarcazione tra i Paesi più o meno evoluti a livello tecnologico, ma poco lusinghiero nei confronti del nostro Paese.
L'Italia non solo non migliora rispetto alle altre economie, ma perde anche terreno per il secondo anno consecutivo, collocandosi al venticinquesimo posto, preceduta da tutte le principali economie delle Ue.
Il primo posto della classifica spetta per il secondo anno consecutivo alla Danimarca, seguita dagli Stati Uniti, che confermano la posizione rispetto all'anno precedente.
La valutazione, va precisato, è costruita su 100 criteri quantitativi e valutativi, suddivisi in sei diverse categorie, di diverso peso ponderale: connettività e infrastruttura tecnologica (25%), ambiente di mercato (20%); utilizzo professionale e residenziale (20%), ambiente sociale e culturale (15%), ambiente normativo (15%), servizi digitali di supporto (15%).
Tra le principali economie della Ue, tutte riescono a guadagnare punti rispetto all'edizione precedente dello studio, tranne l'Italia, che migliora la propria votazione, passata da 6,95 a 7,14, ma cede il 24simo posto alla Spagna, collocandosi in 25simaposizione, davanti a Portogallo, Estonia, Slovenia e Grecia.
Un'ultima curiosità, che dà in ogni caso la misura di cosa davvero si intende per digital divide.
I criteri di valutazione, parametrati su una scala da 1 a 10, vedono la Danimarca, in prima posizione, con una votazione pari a 9, mentre l'ultimo in classifica, l'Azerbaijan si merita un 2,9.
Un bel divario, non c'è che dire.
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