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Diritto d'autore: domande e risposte sul decreto Urbani

Il decreto Urbani (Decreto-legge n. 72 del 22 marzo 2004, G.U. n. 69 del 23 marzo 2004), con il quale il Governo italiano ha introdotto una serie di novità in materia di scambio di opere protette dal diritto d'autore, è stato approvato dai due rami del Parlamento.
Vale dunque la pena esaminare le principali novità introdotte durante la conversione, anche per rispondere ai diversi interrogativi sorti in questo periodo. Bisogna tener presente che la parola fine non è stata ancora scritta, considerando che il dibattito politico è ancora lungi dall'essere sopito.

Il decreto è valido anche per i software e la musica o solo per i film?
Il provvedimento, inizialmente, era stato pensato ed era valido solo per i film. Con le modifiche introdotte dalla Camera, è stato esteso a tutte le opere oggetto di diritto d'autore, quindi anche le canzoni, il software, i libri e tutte le opere intellettuali protette da copyright.

Quindi attualmente le sanzioni previste si applicano ai fatti illeciti che riguardano qualsiasi tipo di violazione del diritto d'autore, senza considerarne l'oggetto e cioè il tipo di opera che è stata illecitamente duplicata.


Quali sono le pene previste dal decreto?
Il Parlamento ha eliminato apparentemente le contestatissime sanzioni previste per i semplici fruitori dei circuiti P2P (peer-to-peer), togliendo del tutto il vecchio art. 1 del decreto.

Attualmente è prevista solo una sanzione penale per chi "per trarne profitto, comunica al pubblico immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un'opera dell'ingegno protetta dal diritto d'autore, o parte di essa".

La sanzione prevista dalla legge è quella dell'art. 171-ter, comma 2°, della legge sul diritto d'autore, appunto modificato dal decreto legge convertito, ed è nominalmente la reclusione da uno a quattro anni e la multa da cinque a trenta milioni (in vecchie lire).


In realtà, con la sostituzione della definizione "per scopo di lucro" con quella diversa, attualmente impiegata, "per trarne profitto", molti sospettano che anche i semplici utenti potranno essere sottoposti a sanzione penale.

In passato, in effetti, la Cassazione ha ritenuto sussistere lo scopo di trarne profitto anche in coloro che effettuavano una copia privata, visto che evitavano di pagare il costo, ad esempio, del CD o del DVD. E' presto per trarre delle conclusioni sul punto e bisognerà vedere come il decreto sarà applicato dai giudici

Ho scaricato film usando i circuiti P2P per uso personale. Cosa rischio?
Come si è visto, la legge di conversione ha eliminato le sanzioni, a suo tempo previste per chi fa il download di opere protette per uso meramente personale e che comprendevano la multa sino a 1.500 euro, la confisca del materiale e la pubblicazione su un quotidiano e una rivista specializzata del provvedimento di condanna. Nel testo attuale non sono previste sanzioni per l'uso personale.

Però, come si è visto, c'è un certo rischio di incorrere nelle sanzioni penali in caso di interpretazioni "estensive" da parte dei giudici.

C'è da dire, comunque, che le sanzioni penali, ove fossero applicabili, non sarebbero, paradossalmente, così pesanti come erano le sanzioni amministrative che erano previste nel testo originario del decreto.

Quali sono le modalità per accertare una violazione al decreto?
Le contravvenzioni al decreto possono essere accertate nei soliti modi, tra cui i più diffusi sono il sequestro di computer, materiali o altri supporti su cui sono registrate le opere contraffatte.

In particolare è stato previsto l'inserimento, nelle opere intellettuali diffuse tramite Internet, di un apposito "avviso" attestante che l'opera è in regola con gli obblighi in materia di copyright. Lo scopo di questo avviso sarebbe quello di consentire di identificare, per differenza, tutte le opere che invece sono diffuse illegalmente.


E' ancora presto per capire quali saranno le modalità di inserimento dell'avviso su opere che peraltro esistono, sulle reti telematiche, solo in formato digitale.

La legge, infatti, delega ad un successivo regolamento tutta la questione; il regolamento sarà formato dal Governo sulla base di accordi con la SIAE. C'è da chiedersi se, con questo avviso, si assisterà all'edizione elettronica del bollino SIAE che tutti conosciamo per essere apposta su prodotti di largo consumo contenenti opere protette come ad esempio i CD.

Ho sottoscritto un abbonamento ADSL da 1200Kb/s a gennaio di quest' anno, anche per usare i circuiti P2P. Posso chiedere la disdetta anticipata del contratto?
La risposta è assolutamente negativa, nel senso che non si può dare la disdetta anticipata del contratto ed occorrerà attenderne la sua naturale scadenza.

Anche prima del decreto Urbani, usare il P2P per fare quello che oggi vieta la nuova legge era comunque proibito.

A ben guardare, il decreto Urbani, già convertito in legge dal Parlamento, non fa altro che specificare alcune regole già esistenti in materia di diritto d'autore, inasprendo, sotto alcuni profili, le sanzioni previste. Il provider può essere chiamato responsabile solo se il servizio non funziona, non se non può essere utilizzato nei modi e per raggiungere gli scopi che voleva il cliente.

Il cambiamento di legislazione, in conclusione, potrà avere influenza sul mercato a livello economico, mentre dal punto di vista giuridico non ha rilevanza

Quando entra in vigore il decreto? E' possibile che ci siano altre modifiche al testo?
Il decreto è già in vigore. Con la legge di conversione sono entrate in vigore anche le modifiche introdotte dal Parlamento. Quanto alla possibilità di future modifiche, il problema è solo politico.


Dal punto di vista legale, la legge oramai è fatta. In futuro, come qualsiasi altra legge, potrà essere modificata. Al riguardo molti esponenti politici hanno promesso di tornare sul testo del provvedimento.
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