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E-book: Apple sostiene di non aver "fatto cartello"

Il Dipartimento della Giustizia (DOJ) degli Stati Uniti ha avviato nelle scorse ore un'indagine nei confronti di Apple così come di alcune case editrici. L'accusa è pesante e si parla di una sorta di "cartello" a danno dei consumatori e dei concorrenti tra i quali, in primis, Amazon. Il DOJ ritiene che la Mela possa essersi segretamente accordata con cinque editori (Hachette Book Group, Simon & Schuster, HarperCollins, MacMillan e Penguin Group USA) con l'obiettivo di alzare il prezzo dei libri elettronici.

Da parte sua, appreso l'avvio della vertenza, Apple ha voluto negare ogni contestazione: "le accuse mosse nei nostri confronti, semplicemente, non hanno alcun fondamento", ha affermato il portavoce Tom Newmayr. "Il lancio, nel 2010, del servizio iBookstore ha contribuito a spingere l'acceleratore sull'innovazione e sulla competizione disgregando la posizione monopolistica che aveva guadagnato Amazon nel settore dell'editoria elettronica. A partire da allora, gli utenti hanno potuto beneficiare di e-book che sono più interattivi e coinvolgenti. Esattamente come consentiamo agli sviluppatori di decidere i prezzi sul nostro App Store, gli editori possono liberamente sceglierli sull'iBookstore".


Il DOJ americano ha parlato di un disegno articolato da Apple con i cinque editori e pensato per rimuovere dal mercato il "listino prezzi" di Amazon, considerato impossibile da praticare. Anziché testi a 9,99 dollari, come faceva Amazon, Apple ha iniziato a presentare e-book a 12-14 dollari riconoscendo agli editori una quota maggiore rispetto all'azienda rivale. Sfruttando il periodo di lancio dell'iPad, Apple sarebbe riuscita - sempre secondo la tesi del DOJ - a scuotere il mercato orientando l'utenza su uno standard di prezzo differente, più oneroso.

Gli inquirenti ipotizzano che tra Apple e le case editrici siano stati stipulati veri e propri accordi di agenzia, in base ai quali era data facoltà ad Apple di fissare il prezzo degli e-book, ferma restando la commissione garantita del 30%. Sulla scorta degli accordi intercorsi con Apple, gli stessi editori pretesero e in parte ottennero da Amazon una revisione al rialzo dei prezzi degli ebook, minacciando, e in qualche caso attuando salvo successivi dietrofront, l'uscita dal listino della società di Bezos.


Ora, a fronte dell'indagine promossa dal Dipartimento di Giustizia americano, due sono le linee di condotta. Una, quella annunciata da Hachette, HarperCollins e Simon & Schuster è riconoscere l’addebito e patteggiare forme risarcitorie. La seconda linea è quella scelta da Macmillan e Penguin che rigettano gli addebiti sostenendo che l’accordo in realtà ha rotto un regime di semimonopolio, favorendo la concorrenza.

L’amministrazione americana ha dichiarato il suo obiettivo: ristabilire una situazione di equità per l’utente finale, garantendogli prezzi più bassi per l’acquisto di libri elettronici.
Tralasciando gli aspetti risarcitori, appare evidente che vincitrice da questa querelle esce proprio Amazon, la quale sarà dunque libera di proseguire nel suo modello wholesale, tutto giocato sui volumi di acquisto e sui forti sconti agli utenti finali. E secondo fonti statunitensi, la società sarebbe già pronta a reintegrare il pricing a 9,99 dollari, tale e quale era prima del presunto cartello.

Nel contempo, sullo stesso tema sta indagando da mesi anche l'Unione Europea che addirittura ha aperto procedure contro il cartello degli editori, in accordo con Apple, lo scorso mese di dicembre. Forse nella consapevolezza dell’orientamento che si stava prendendo negli Stati Uniti, sia i cinque editori, sia Apple avrebbero presentato proposte di regolazione della questione, con l’obiettivo di evitare il proseguimento dell’inchiesta.
Del resto, anche l’orientamento della UE è chiaro: era stata la stessa Neelie Kroes, qualche mese fa, a sostenere la necessità di una riduzione dei prezzi degli e-book sul mercato europeo. Così, le decisioni della commissione alla Concorrenza, presieduta da Joaquin Almunia, non potranno che indirizzarsi verso la salvaguardia della concorrenza e verso il vantaggio dei consumatori.

E-book: Apple sostiene di non aver