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Eolas ha torto: i browser web sono salvi

Dopo averla spuntata con Microsoft, Eolas Technologies - nel 2009 - aveva avviato una vertenza legale dei confronti di ben 22 aziende tra le quali Adobe, Google, Yahoo, Apple, eBay ed Amazon. Mentre la battaglia a suon di brevetti, almeno nei confronti di Microsoft, ebbe successo, Eolas ha dovuto incassare il parere sfavorevole dei giudici texani.

A causa dell'esistenza di un brevetto di Eolas (il n° 5.838.906, "Distributed hypermedia method for automatically invoking external application providing interaction and display of embedded objects within a hypermedia document"), Microsoft fu costretta - dopo una lunghissima serie di scontri in tribunale - a modificare il comportamento di Internet Explorer per quanto concerne l'"attivazione" degli oggetti ActiveX presenti nelle pagine web.
L'accordo di fine Agosto 2007 tra Eolas e Microsoft evitò nuove udienze: ancor'oggi non è dato sapere l'entità, dal punto di vista economico, dell'intesa.


L'azione legale intrapresa da Eolas nei confronti di Adobe, Google, Yahoo, Apple, eBay, Amazon ed altre aziende ha come oggetto sostanzialmente le stesse tematiche e prende di mira aziende che hanno qualcosa a che fare con l'attivazione di funzionalità interattive all'interno dei browser web.
Gli osservatori sono concordi nell'affermare che non si tratta di una diatriba da prender sotto gamba: un'eventuale vittoria di Eolas, secondo il parere degli esperti, potrebbe provocare un vero e proprio terremoto sul web, così come oggi lo conosciamo.

L'importanza della vicenda è confermata dalla presenza di Tim Berners-Lee, universalmente considerato "il padre" del World Wide Web, che ha offerto la propria testimonianza durante il processo. Presente in tribunale anche Pei-Yuan Wei, programmatore che ha messo a punto "Viola", il primo popolare browser web con interfaccia grafica della storia. Perché è stato convocato proprio il taiwanese Wei? Perché il suo browser è stato realizzato prima del 7 settembre 1993, data in cui Eolas ha registrato i suoi brevetti.


Berners-Lee, con un messaggio pubblicato su Twitter, si è dichiarato soddisfatto della decisione a cui è pervenuta la corte federale texana: "la giuria ha stabilito che il primo brevetto di Eolas non è valido", ha scritto. Commenti positivi sono arrivati anche dai responsabili di Google.

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