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Fa discutere la condanna di Google per diffamazione

Fa discutere la condanna inflitta a Google, qualche giorno fa, da un tribunale francese. Il motore di ricerca di Mountain View ed il suo CEO Eric Schmidt hanno dovuto "incassare" una sentenza sfavorevole. Il "Tribunal de Grande Instance de Paris" ha stabilito che Google, attraverso il suo servizio "Suggest", si sarebbe macchiata del reato di diffamazione nei confronti di un cittadino che ha sporto denuncia.
Google Suggest, lo ricordiamo, è il servizio che fornisce - in tempo reale - dei suggerimenti per le ricerche non appena si iniziano a digitare dei caratteri nell'apposita casella del motore (ved. anche questo articolo).
L'utente, rivoltosi alla giustizia d'Oltralpe, laventava "l'accostamento" del suo nome a termini come "condannato", "galera", "strupro", "stupratore" e "satanista". Digitando il suo nominativo, il cittadino - sulla cui identità è stato mantenuto pieno riserbo - si è visto proporre da Google Suggest, termini davvero poco edificanti.


I giudici francesi hanno accolto la tesi dell'utente ordinando alla società di Schmidt di porre in essere tutti gli accorgimenti tecnici per evitare che al nome del cittadini possano essere in qualunque modo affiancati i termini sopra citati. Qualora Google non si attivasse tempestivamente, verrebbe multata di 500 Euro al giorno per ciascuna violazione (quindi, per ciascuna delle parole indicate nel dispositivo della sentenza). Il tribunale francese ha anche condannato Google al pagamento delle spese processuali.

Il colosso fondato da Larry Page e Sergey Brin ha già dichiarato che presenterà appello. I legali dell'azienda hanno ribadito come il funzionamento del servizio Google Suggest sia completamente automatizzato e l'algoritmo che lo guida si basi sulle interrogazioni precedentemente poste in essere da altri utenti del motore di ricerca.


Molti analisti hanno osservato come la sentenza parigina possa costituire un precedente pericoloso riaprendo il dibattito sull'approccio che dovrebbe essere adottato in sede legale allorquando si valuti la condotta di un "intermediario".

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