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Frequenze 5G in Italia: l'asta entro fine anno

Frequenze 5G in Italia: l'asta entro fine anno

AGCOM avvia una consultazione pubblica per fissare le regole in vista dell'apertura dell'asta per l'assegnazione delle frequenze 5G. Si calcola che lo Stato introiterà almeno 2,5 miliardi di euro.

Mentre fervono i test per l'implementazione delle reti 5G (Il 5G prende il via da Matera con la prima antenna accesa da TIM, Fastweb e Huawei), l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) comincia a fissare alcuni paletti in vista dell'asta per l'assegnazione delle frequenze 5G.

Non si tratta di regole scritte sulla pietra: l'Autorità italiana ha infatti avviato una consultazione pubblica per raccogliere pareri, commenti e osservazioni da parte di tutti i soggetti interessati al fine dell'utilizzo delle frequenze disponibili nelle bande 694-790 MHz, 3.600-3.800 MHz e 26,5-27,5 GHz.

Frequenze 5G in Italia: l'asta entro fine anno

Il documento più interessante è l'allegato B alla delibera n. 89/18/CONS di AGCOM: ben 90 pagine in cui gli esperti dell'Autorità fotografano i nuovi sistemi terrestri di comunicazioni elettroniche basati sull'impiego di reti mobili di quinta generazione.


Le frequenze sui 700 MHz sono oggi utilizzate dai network televisivi che trasmettono utilizzando il digitale terrestre (DTT) ed entro il mese di luglio 2022 dovranno essere liberate.
Si tratta di uno spettro particolarmente "appetibile" per gli operatori perché consentirà di irradiare il segnale 5G su lunghe distanze riducendo il numero delle antenne da installare sul territorio.
A fronte di un investimento iniziale maggiore per l'acquisizione in asta delle frequenze sui 700 MHz, i provider potranno successivamente risparmiare molto per il dispiegamento dell'infrastruttura costruendo una rete affidabile con un minor numero di base station.

Stando a quanto riferito da diversi operatori di telefonia mobile, alcuni di loro potrebbero non aspettare fino al 2022 ma iniziare le sperimentazioni in alcune città selezionate già il prossimo anno.


Le frequenze sui 3,7-3,8 GHz sono quelle al momento usate per i test in corso a Bari e Matera (TIM-Fastweb-Huawei); Prato e L'Aquila (Open Fiber-Wind Tre); Milano (Nokia-Vodafone) mentre quelle elevatissime sui 26-27 GHz verranno impiegate per offrire la connettività 5G a prestazioni elevate con antenne di piccole dimensioni, a livello locale e all'interno degli edifici.

L'asta per il 5G permetterà allo Stato di raccogliere, secondo le prime stime, almeno 2,5 miliardi di euro e, stando alla proposta di regolamento avanzata da AGCOM, l'obiettivo è quello di premiare nuovi operatori di telecomunicazioni che si affacceranno in futuro sul mercato.
Questi ultimi potranno infatti accaparrarsi i diritti di licenza su porzioni di spettro, combinate, sia sui 700 MHz, sia sui 26 GHz. Scrive AGCOM: "l'Autorità ritiene opportuno, in prima opzione ipotizzare un lotto riservato, ottenuto accoppiando una porzione pari a due blocchi da 2x5 MHz in banda 700 MHz con un blocco nella banda 26 GHz, in modo da formare un unico lotto combinato riservato a nuovi entranti. Infatti, in prospettiva pro-concorrenziale, un pacchetto di blocchi di frequenze di questo tipo appare garantire ad un soggetto nuovo entrante un’idonea disponibilità di risorse spettrali “complementari” in ottica 5G al fine di fornire servizi, da un lato orientati alla copertura capillare del territorio, sia nelle aree outdoor che all’interno degli edifici, dall’altro mirati all’offerta di altissima capacità di trasmissione dati in specifiche aree ad elevata densità di traffico".

I soggetti interessati hanno 30 giorni di tempo per inviare ad AGCOM il loro materiale. La documentazione prodotta sarà successivamente esaminata e utilizzata in vista della futura asta.

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