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Gentiloni: una carta dei diritti per Internet

Concertazione, autoregolamentazione, carte dei diritti. Sono queste le strade che il ministro Paolo Gentiloni identifica per risolvere i problemi che l'esplosione di Internet inevitabilmente porta con sé. Intervenendo in apertura della seconda giornata del Iab forum il ministro, intervistato da Luca De Biase caporedattore di Nova 24, viene subito chiamato a rispondere sulla legge sull'editoria.

“É stato un errore, ammette, pensare di applicare alla rete regole scritte per la carta stampata sessantanni fa. Tuttavia bisogna anche riconoscere che un problema di regole nella rete c'è. E io credo che questo problema possa essere risolto attraverso l'autoregolamentazione o attraverso iniziative come la Carta dei Diritti di Internet alla quale da tempo lavora Stefano Rodotà. Mi sembra importante chiarire che le regole che valgono offline non possono sparire del tutto su Internet”.


Lo stesso approccio Gentiloni rivendica quando si parla di neutralità della rete. È in argomento molto discusso, sostiene, ma anche in questo caso bisogna far attenzione a non tradurre la discussione in norme rigide.
“Abbiamo davanti a noi due strade. La prima tende a lasciare le cose come stanno e di certo finora è servita la scarsa interferenza dei governi. La seconda strada di nuovo è quella della concertazione e dell'autoregolamentazione. Sono diffidente di fronte all'ipotesi di affrontare con forza di legge certi temi: la storia della legge sul diritto d'autore è emblematica in tal senso”.

Entro la fine del mese si riunirà a Roma un tavolo multilaterale per discutere di copyright. Vi prenderanno parte i ministri delle Comunicazioni e dei Beni culturali, Isp, società di tlc, produttori cinematografici e musicali.
L'obiettivo è individuare quel terreno che si trova a metà strada tra il decreto Urbani e il patto di San Remo sul quale lavorare per stilare obiettivi comuni.


E poi c'è il WiMax. Gentiloni difende le scelt e del suo ministero e dichiara: “Abbiamo operato scelte simili a quelle di altri Paesi europei come Francia e Germania. Qualcuno contesta il fatto che solo uno dei tre bandi sia stato precluso agli operatori mobili, ma sono convinto che non sarebbe stato possibile precluderli tutti. Anche sulla base d’asta c'è chi si è stupito: dopo i fantastiliardi dell'Umts sembra strano un ordine di grandezza così esiguo. Ma non si può dimenticare che chi si aggidicherà il bando dovrà sostenere investimenti molto consistenti”.

Infine il digital divide. Difende la scelta di finanziamento alle emittenti locali il ministro, che costituiscono una tradizione e in patrimonio informativo per il nostro Paese. Per quanto riguarda Intenet bisogna capire fin dove serve lo Stato e dove devono intervenire i privati. Le risorse per eliminare il digital divide servono soprattutto nelle cosiddette aree a fallimento di mercato. E annuncia uno stanziamento di 20 milioni di euro, 15 statali e 5 regionali, destinati a 94 comuni dell'appennino tosco emiliano.

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