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Gli 800 milioni di euro non saranno usati per la banda larga

I patti erano, o così sembrava, chiari. Dall'asta delle frequenze LTE, lo Stato contava di ricavare un introito di almeno 2,4 miliardi di euro. Se questo tetto fosse stato superato, il 50% dell'eccedenza sarebbe stato appannaggio del Ministero dello Sviluppo Economico, con l'obiettivo di un reinvestimento per migliorare la diffusione della banda larga nel Paese.

Ora, l'asta delle frequenze 4G, conclusa pochi giorni fa, ha fruttato una cifra di poco inferiore ai 4 miliardi di euro, con una eccedenza di 1,6 miliardi rispetto al previsto (ved. questa notizia).
I conti si fanno in fretta e sembrava assodato che a Paolo Romani, titolare del Dicastero, sarebbero tornati in cassa 800 milioni, da destinare per l'appunto ai progetti di sviluppo.

Così, però, non è. Perché nella bozza della legge di stabilità in esame al Consiglio dei Ministri, gli 800 milioni sono allocati invece al ministero dell'Economia e dunque al ministro Tremonti.
Rispetto al testo originale, infatti, le famose ”eventuali maggiori entrate accertate rispetto alla stima” sono destinate per il 50% al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato e per il restante 50% a interventi ”urgenti e indifferibili” per il settore dell'istruzione e per attività connesse a eventi celebrativi.


Così, le discussioni che già erano in corso, se fosse meglio destinare gli 800 milioni alla digitalizzazione dei distretti industriali, alla banda ultralarga o ad altri progetti su scala nazionale, restano lettera morta.

E non v'è dubbio che in un momento difficile come quello che sta attraversando il Paese rinunciare a investimenti strategici di questa natura non è certo un buon segnale.

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