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Google: un tool per monitorare i dipendenti? Don't be evil

"Don't be evil", ossia "non essere malvagio", è il motto che fu coniato da un ingegnere di Google all'inizio del 2000 durante una riunione e che successivamente è diventato uno degli slogan più conosciuti dell'azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin. L'espressione "don't be evil" viene utilizzata da Google per rimarcare il fatto di essere "dalla parte dei buoni", evitando di utilizzare i dati dei suoi utenti per scopi malevoli o comunque per applicare condotte sleali.

Il motto "dont't be evil" viene spesso rammentato (fu inserito anche in uno dei documenti che Google presentò alla SEC statunitense in occasione del collocamento in borsa dell'azienda, nel 2004) quando si esaminano le pratiche seguite dal colosso di Mountain View nella gestione delle informazioni degli utenti.


In queste ore si è diffusa la notizia dell'intento, manifestato da parte di Google, di brevettare - negli Stati Uniti - il suo software Policy Violation Checker. Come spiegato in questo documento, si tratta di un'applicazione in grado di monitorare l'inserimento, da parte degli utenti, nei messaggi di posta elettronica e più in generale nei altri servizi dell'azienda di Mountain View, informazioni aventi come obiettivo la violazione di normative e di direttive. Il software potrebbe essere utilizzato, in ambiti aziendali, per controllare il comportamento dei dipendenti e prevedere l'invio di messaggi d'allerta alla dirigenza nel caso in cui dovessero essere individuate pratiche lesive degli interessi societari o dell'immagine dell'azienda.

Stando a quanto riportato nel documento inviato all'ufficio brevetti USA, Policy Violation Checker dovrebbe confrontare le parole presenti nei messaggi degli utenti confrontandole con un database di termini considerati scomodi o comunque potenzialmente pericolosi. La tecnologia, stando a quanto riportato da Google, funzionerà non soltanto sulle e-mail ma sarà in grado di controllare l'intero contenuto degli allegati o dei file caricati online sui server dell'azienda.


Matt Kallman, portavoce di Google, ha comunque voluto puntualizzare che - anche nel caso in cui il brevetto venisse approvato - non è certo che un'applicazione come Policy Violation Checker possa arrivare sul mercato. "Registriamo brevetti relativamente ad un gran numero di idee che sono via a via presentate dai nostri tecnici", ha aggiunto. Secondo Google, non è quindi corretto fare ipotesi sui prodotti che saranno lanciati in futuro prendendo spunto dalle richieste trasmesse all'ufficio brevetti statunitense.

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