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HP porta WebOS verso l'open source

La decisione ufficiale su WebOS è arrivata. Alla fine della scorsa settimana, HP ha reso noto infatti che aprirà WebOS a sviluppatori e aziende, facendone di fatto un sistema aperto, alla stregua di Android.

HP, per parola del suo CEO Meg Whitman, ha comunicato di aver esplorato varie possibili alternative: l'investimento per rilevare gli asset di Palm è costato all'azienda 1,2 miliardi di dollari per la sola acquisizione e ancora non si è trovata una chiave per un possibile rientro.

Per questo sul tavolo c'erano sia la vendita, sia, addirittura, la chiusura definitiva della divisione.
L'azienda ha dunque optato per la cessione di WebOS in forma di contratto di licenza open source, anche se non ha ancora reso noti i termini del possibile accordo quadro.
L'intenzione della Whitman, tuttavia, è quella di evitare la frammentazione che invece in questo momento "affligge" Android.


Quanto ai device, HP potrebbe pensare a un ritorno sul mercato dei tablet nel 2013, ma esclude definitivamente qualsiasi rientro nella scena degli smartphone.

La scelta di Hp lascia scettici, tuttavia, molti osservatori. La decisione di rendere WebOS un progetto open source, secondo alcuni, significa che non ci sono prospettive di vendita e che, dunque, l'asset ha perso completamente valore.
Non solo. Molti degli sviluppatori che tradizionalmente sviluppavano per le piattaforme Palm, ormai si sono convertiti ad Android oppure a iOS: qual è l'attrattiva, oggi, di tornare sui loro passi verso un sistema operativo sicuramente valido dal punto di vista dei contenuti tecnologici ma privo di appeal sul mercato?

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