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ICT: gli altri corrono più veloci di noi

Irene Mia, senior economist del Global Competitiveness Network presso il World Economic Forum e co-autrice del rapporto, sottolinea che "in realtà, se si guarda al punteggio (4,19 quest'anno contro 4,21 il precedente, ndr), la performance assoluta dell'Italia è pressoché invariata. Altri Paesi, tuttavia, vanno più veloci e così l'Italia perde nella lotta alla competizione globale".
Il problema, spiega in una conversazione con Il Sole 24 Ore Radiocor, "non è tanto a livello di penetrazione, quanto a livello strutturale, dove le negative performance sul fronte del contesto di mercato e del contesto politico-regolamentare, a cominciare dalla politica della tassazione fino al fardello della burocrazia, compromettono la capacità dell'Italia di approfittare dell'Ict per una maggiore competitività".

Significativa, aggiunge, anche "la scarsa disponibilità di capitale di rischio, uno degli elementi chiave per lo sviluppo delle start-up del settore tecnologico, nonché ovviamente per lo sviluppare un vantaggio competitivo basato sull'innovazione".
Ancora irrisolto, infine, anche l'aspetto della qualità dell'educazione e della qualità della ricerca, "dove l'Italia registra valutazioni mediocri per un Paese che dovrebbe avere un sistema che facilita e promuove l'innovazione".


E poi, così come in passato, resta il fatto che "non sembra che ci sia una priorità del settore nell'agenda di Governo, a differenza di quanto avvenuto per Paesi come la Corea o Singapore i cui Governi hanno fatto dell'Ict il pilastro della competitività".
Diverso il fronte del settore privato, "che si presenta piuttosto vitale in termini di capacità di innovazione, sviluppo dei distretti, deposito di brevetti, esportazione di high-tech, ma che resta ostacolato da un sistema farraginoso, burocratico e da quadro istituzionale un pò problematico".

La ricetta? Resta quella, evidentemente inascoltata, dello scorso anno: "I Paesi nordici hanno dimostrato che una focalizzazione precoce sulla formazione, sull'innovazione e sulla promozione della penetrazione e della diffusione dell'Ict è una strategia vincente per aumentare la competitività e la preparazione all'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. In Italia occorrerebbe agire sul contesto regolatorio e sul sistema educativo. E il Governo dovrebbe avere un impegno costante nello sviluppo dell'information technology, inserendolo tra le priorità dell'agenda nazionale".
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