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Ibm: quando Linux è una bandiera

Più che sulle novità di prodotto, che ovviamente ci sono ma risaltano meno rispetto al resto, la presenza di Ibm all'edizione di Gennaio del LinuxWorld sembra puntare sulle dichiarazioni di intenti e sulle prese di posizione. Che poi, in sostanza, sono due.
Uno: Linux è davvero una alternativa a Windows e siamo pronti a dimostrarvelo.
Due: Ombrelli di protezione? Non se ne parla nemmeno.
Il che, se pensiamo alla battaglia legale in corso, ha anche una sua logica.
Per quanto riguarda Linux come alternativa a Windows, Ibm sembra chiaramente intenzionata a cogliere la palla al balzo e approfittare del fine vita di Windows NT per lanciare un programma, indirizzato in questo caso ai propri business partner, nel quale sono previsti training gratuiti, sconti, tool e servizi per chi si impegna a migrare verso Linux il software Ibm.
Di fatto, la migrazione andrebbe a coprire aree quali gestione di database, collaboration, security, system and network management, file and print serving oltre a web e application serving.
Nel programma sono poi inclusi strumenti di agevolazione finanziaria per i clienti che migrano da Exchange a soluzioni Domino su Linux, oppure da Sql Server a Db2, sempre su Linux. Ridurre il Tco su Windows, questo lo slogan di una Ibm ben conscia che il suo ritorno si gioca tutto sulla fase implementativi e sui servizi.
E se Big Blue non fa fatica a convincere gli analisti della bontà della sua strategia, forse qualche fatica in più le costerà convincere gli utenti perplessi, riluttanti a lasciare la famosa strada vecchia per la nuova.
Niente di nuovo sotto il sole, si sa, ma forse è anche per questo motivo, per la necessità di sciogliere qualche perplessità o renitenza residua, che la società ha chiesto e ottenuto, in collaborazione con Suse, un visto da parte del governo statunitense, che di fatto certifica che le soluzioni da lei proposte in collaborazione con la neoacquisita divisione di Novell sono aderenti ai requisiti imposti in materia di sicurezza.
Un buon inizio. Ma non è tutto.
Nell'aria c'è anche un deciso commitment di Linux sulla piattaforma Power, che dovrebbe in qualche modo andare a indirizzare una fetta interessante dei clienti Ibm, con iniziative a supporto di sviluppatori e partner.
E se LinuxWorld ha visto il proliferare di programmi-ombrello per tutelare i clienti che dovessero incorrere nelle mosse legali di Sco, Ibm fa la voce fuori dal coro.
Nessun passo indietro rispetto alle dichiarazioni di qualche mese fa. Nessun ombrello, nessuna partecipazione nemmeno alla richiesta dell'Open Source Development Labs.
La questione, è il messaggio nemmeno tanto tra le righe, ce la risolviamo direttamente con Sco.
Tradotto in altri termini: abbiamo ragione noi.
Non c'è altro di cui discutere.
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