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Il mobile del futuro in mostra a Barcellona

BARCELLONA - La rassegna di quello che non c'è e che ci sarà.
Abituato alla placida tranquillità delle fiere italiane, chi arriva a Barcellona ha la netta sensazione di essere catapultato in altro mondo. Non è solo questione di presenze e partecipazione (se pure anche queste abbiano il loro peso), ma dell'aria che tira.

Niente dejà vu: ciò che si vede non è solo ciò che c'è. Anzi. Il vero cuore degli annunci è ciò che sarà, tra sei mesi, tra un anno o forse mai. Per qualcuno il World Mobile Congress è anche il palcoscenico sul quale mostrare dei ballon d'essai, per tastare il polso al mercato e capire se una ricerca spinta in certe direzioni davvero interessa. Perché in realtà - come raccontava ieri Fabio Falzea di Microsoft - "questo è un evento nel quale si fa ancora business, nel quale ci si chiude nella saletta con il cliente e si esce con il contratto firmato".


Non è dunque un caso che la manifestazione di Barcellona sia - anche - la fiera del prototipo. Ha tenuto banco Android nella giornata di ieri. Lo presentavano Arm, Qualcomm, Texas Instruments e non erano i soli. In Arm, dopo aver smentito un ingresso dell'azienda in Open Handset Alliance ("si tratta di una alleanza sul software, noi lavoriamo sull'hardware"), si sono affrettati a precisare che ciò che si vede non è detto sia poi il risultato definitivo. Soprattutto non è detto sia uguale a ciò che altri potrebbero mostrare. In fondo si tratta di una piattaforma open e lo sviluppo può prendere direzioni differenti a seconda di chi vi lavora e con quali obiettivi.

In ogni caso Android, insieme a Linux su mobile (il progetto Limo presentato anch'esso ieri), rappresentano una delle novità più interessanti di questo World Mobile Congress. Una tendenza verso l'open che può cambiare le regole di un gioco basato su sistemi "proprietari". E non è certo un caso che si cominci a sentir parlare di apertura delle API (Nokia).


Qualche novità interessante si è vista anche in casa Toshiba, con prototipi di Ultra Mobile Device. Non li chiamano pc perché non hanno ancora deciso se

posizionarli nella fascia alta dei dispositivi convergenti o nella fascia bassa dei notebook. Potrebbero uscire con sistema operativo Windows, ma anche Linux, perché no? Di certo supportano tutti i sistemi di comunicazione, dal WiMax in poi, e soprattutto sono curatissimi nel design, chassis serigrafati inclusi.

E poi ci sono loro. Le femtocelle. Tecnologia alternativa per portare il 3G in ambienti chiusi e domestici migliorando copertura e capacità indoor. Grande opportunità per gli operatori, che ampliano la possibilità di fidelizzazione dei clienti, grazie alla possibilità di offrire nuovi servizi. Interessante alternativa per gli utenti finali. Le sperimentazioni sono partite ieri. Ne parlavano Motorola e Nec, che ha dato il via al primo trial in Inghilterra con O2. Se ne parlerà molto anche nei prossimi mesi.
Qui si è dato solo il calcio di inizio.
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