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Il solido presente fuga i timori sul futuro di Apple

Di certo c'è stato un attento studio dei tempi, in Apple.
L'annuncio del nuovo periodo di astensione di Steve Jobs per motivi di lavoro collocato giusto a ridosso del rilascio dell'ultima trimestrale del 2010, la prima del nuovo esercizio fiscale, sembra figlio di una attenta analisi degli effetti, dei possibili contraccolpi, e del come arginarli.

Così, mentre analisti e investitori si interrogavano suelle sorti di un futuro di Apple senza il carisma di Steve Jobs, ci ha pensato la società a rassicurarli, per lo meno sul solido presente.
Bene le vendite natalizie, che hanno portato la società a chiudere la trimestrale con vendite per 26,7 miliardi di dollari, in crescita del 71% anno su anno, e utili pari a 6 miliardi di dollari, vale a dire 6,43 dollari per azione, in crescita del 78% rispetto ai 3,38 miliardi di dollari del pari periodo dell'anno precedente.

Bene gli iPhone 4s, gli iPad e i nuovi Macbook Air.
E, così sostiene il Cfo Peter Oppenheimer, il quarter si sarebbe chiuso con numeri ancor più positivi, se possibile, se Apple fosse stata in grado di rispondere alla domanda aumentando adeguatamente la capacità produttiva.


E forse per dare una rassicurazione ulteriore agli investitori, Apple, normalmente molto cauta e conservativa quando si tratta di delineare le previsioni per il trimestre in corso, alza le stime sul secondo quarter, portandole alla soglia dei 22 miliardi di dollari, con utili nell'ordine dei 4,90 dollari per azione. Ben al di sopra delle attese degli analisti.
Del resto, sul tavolo c'è sempre il varo dell'accordo con Verizon Wireless, che le consentirebbe di raddoppiare la base degli utenti potenziali negli Stati Uniti.

Per quanto riguarda invece i numeri della trimestrale appena conclusa, nel trimestre "natalizio" Apple ha venduto 7,33 milioni di iPad, 16,2 milioni di iPhone, 4,13 milioni di computer Mac e 19,5 milioni di iPod.
Numeri anche in questo caso superiori alle attese.
Vero è che lo sforzo di Apple in quest'ultimo periodo è quello di aprire la commercializzazione dei suoi prodotti anche e soprattutto verso mercati nuovi.
Basti pensare che nel solo ultimo trimestre dello scorso anno Cina e Taiwan hanno generato un fatturato di 2,6 miliardi di dollari, laddove nell'intero esercizio 2010 le due regioni avevano pesato per non più di 3 miliardi.


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