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Itc: Italia da 42esima a 45esima nella classifica Wef

L'Italia scivola ulteriormente, alla 45esima posizione dalla 42esima di un anno fa e dalla 38esima del 2006-07, nella capacità e sull'utilizzo delle Tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Itc). In sostanza, a causa dei problemi strutturali, il nostro Paese é tornato sui livelli del 2004-05 collocandosi tra Giordania e Cina (finite rispettivamente al 44esimo e al 46esimo posto).

E' quanto emerge dall'ottava edizione del World Economic Forum (Wef), dove la distanza tra l'Italia e il top della classifica si è allargata. I leader si confermano Danimarca (al primo) e Svezia (secondo posto), con gli stati Uniti subito dietro avendo scalato una posizione rispetto al 2007-08 a scapito della Svizzera, a sua volta scivolata di due posti nel ranking.

Singapore è salito al quarto posto (dal quinto). Il rapporto del Wef, redatto in collaborazione con Isead sottolinea come la buona formazione sui fondamentali, gli elevati livelli tecnologici e la capacità di innovazione sono gli essenziali motori per la crescita necessaria per superare l'attuale crisi economica. La ricerca, che quest'anno ha preso in esame 134 economie a livello mondiale, un record, (127 nella precedente), considera la propensione dei Paesi a sfruttare le potenzialità dell'Itc per accrescere l'economia e migliorasi in termini di competitività.


L'indice generale ha come sotto-indici tre diversi segmenti dell'analisi. In primo luogo il generale "contesto" macroeconomico, che ha visto l'Italia collocarsi al 53esimo posto, con i sotto-capitoli condizioni di mercato (75esimo), politico-normativo (92esimo) e infrastrutturale (36esimo). Poi il grado di "preparazione" (al 54esimo), con i sotto-capitoli individuale (57esimo), imprese (38esimo) e amministrazione pubblica (83esimo).

Infine l'effettivo "utilizzo" di tali tecnologie (37esimo), con i sotto-capitoli individuale (26esimo), imprese (56esimo) e amministrazione pubblica (68esimo). Dal rapporto Wef emerge il netto miglioramento registrato in classifica dalla Cina (una scalata di ben 11 posti, al 46esimo dal 57esimo). Dietro la crescita registrata dai mercati che possono vantare più reti, compresi tra gli altri i Paesi del Nord Europa, Singapore e gli Stati Uniti, c'è soprattutto lo sforzo di questi Paesi verso la formazione, l'educazione e l'agevole accesso al settore Itc.


Lo ha sottolineato Irene Mia, Senior Economist del Global Competitiveness Network del World Economic forum e co-autrice del rapporto, secondo cui questo successo è un monito per i responsabili sia del settore pubblico sia di quello privato affinché si focalizzino sull'Itc, "settore chiave per la crescita economica e la competitività in tempo di crisi". (Il Sole 24 Ore Radiocor)
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