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La ricerca tra i file di MEGA: è una provocazione?

Il "mastodontico" Kim Dotcom, personaggio chiacchierato, profondamente inviso alle major e bersaglio - esattamente un anno fa - di un arresto eseguito nella sua lussuosissima villa neozelandese (vedere l'articolo FBI: chiusi Megaupload e Megavideo, in arresto il CEO ed il video pubblicato su YouTube da una TV del continente oceanico), come noto, ha recentemente lanciato MEGA. Si tratta di un nuovo servizio che, dal suo autore, viene giudicato come assolutamente legittimo, rispettoso di tutte le normative vigenti (Il dopo-MegaUpload: Dotcom torna alla ribalta con MEGA). Il vecchio MegaUpload, sequestrato per ordine del Dipartimento della Giustizia americano, ha così "cambiato pelle" trasformandosi in una piattaforma molto simile ai tanti servizi per l'hosting di file "sulla nuvola": Gogle Drive, Microsoft SkyDrive, DropBox, Box.com, Wuala, SugarSync sono soltanto alcuni esempi.


Dotcom ha sottolineato la sicurezza del nuovo servizio MEGA spiegando che non solo tutti i file caricati dagli utenti vengono crittografati ma che la chiave per la loro decodifica è conservata dall'utente: i gestori di MEGA, secondo l'imprenditore di origini tedesche, non sarebbero in grado di esaminare il contenuto dei file caricati online.
Come avviene nel caso degli altri servizi di hosting "in the cloud", inoltre, per l'accesso ai file caricati su MEGA è necessario accedere all'account personale dell'utente registrato oppure conoscere il link per il download diretto di ciascun elemento.

Dopo le critiche piovute a poche ore dal lancio mondiale di MEGA (indicato, comunque, come un progetto ancora in versione "beta") sull'algoritmo utilizzato per generazione delle chiavi crittografiche (MEGA: dubbi sulla crittografia delle informazioni), ecco cadere una nuova tegola sulla nuova piattaforma firmata Dotcom.


In Rete è già disponibile un motore di ricerca - battezzato mega-search.me - che consente di effettuare ricerche sui contenuti pubblicati sui server di MEGA. Apriti cielo! File di ogni genere, pubblicati online anche in violazione dell'altrui copyright, diventano immediatamente ricercabili e prelevabili. Esattamente ciò che Dotcom aveva assicurato di voler evitare.

Non è dato sapere se il progetto non ufficiale mega-search.me sia una semplice provocazione oppure se abbia ambizioni diverse. In ogni caso, diversamente da quanto hanno riportato altre testate, in questo caso Dotcom e MEGA non c'entrano: tutti i link per il download che appaiono su mega-search.me sembra siano rilevati direttamente da parte degli utenti. In altre parole, sono gli stessi utenti di MEGA a "pubblicizzare" link privati e a diffonderli pubblicamente in Rete (ciascun URL facente riferimento a MEGA integra anche la chiave per decodificare il contenuto del file corrispondente...).
Qualcosa di simile potrebbe accadere, in qualsiasi momento, con qualunque altro servizio di hosting "in the cloud": mega-search.me appare, semplicemente, come un punto di riferimento per chi vuol rendere pubblico un link. Per questo motivo il sito mega-search.me sa molto di provocazione, per tornare a spostare l'attenzione su MEGA e per sollevare dubbi sulla sua legittimità.
In realtà, è proprio su mega-search.me (effettuando un paio di WHOIS sul nome a dominio e sull'IP usato dal servizio non è possibile risalire ai proprietari) che molto probabilmente si scatenerà la tempesta. Il sito si difenderà spiegando di consentire la pubblicazione di link, che gli utenti sono i responsabili per ciò che viene caricato in Rete e che il link per la segnalazione degli abusi (fa riferimento a MEGA) è chiaramente evidenziato.
Sul tavolo tornano quindi le solite questioni sulla difesa del copyright, sul ruolo dell'intermediario, sulla necessità (o meno) di nuove legislazioni. I nodi tornano al pettine e le major si trovano davanti un'altra gatta da pelare.

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