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Le tre opzioni per la rete di nuova generazione

A sorpresa il piano Caio per lo sviluppo della banda larga in Italia è stato pubblicato in rete su Wikileaks. Le 105 pagine del rapporto partono con un’analisi della situazione per poi arrivare a formulare un piano d’azione con tre opzioni da qui al 2015-2016.

Come anticipato nei giorni scorsi, il digital divide riguarda il 12% della popolazione che equivale a circa 7 milioni di cittadini (e chissà quante imprese) concentrati nel 45% dei casi nel Nord-Italia, circa 35% nel Centro e il restante 20% nel Sud e Isole.

Oltre al digital divide i problemi riguardano anche chi ha acquistato la connessione Adsl a 20 Megabit. Solo il 15-20% riesce a raggiungere la velocità promessa che nel 60% dei casi non supera i 10 Megabit. Colpa delle centrali telefoniche che sono troppo lontane dagli utenti.


I piani in essere, recita il rapporto, non sembrano chiudere il gap tra la situazione attuale e un obiettivo di copertura universale in tempi ragionevolmente brevi.

La velocità di investimento non è infatti sufficiente per assicurare al Paese una posizione di leadership internazionale, inoltre non sembrano esserci motivi perché i gestori accelerino i piani annunciati mentre la crisi economica rischia di rallentare domanda e investimenti ed esiste il rischio di fare troppo affidamento sulla rete in rame i cui limiti strutturali verranno sicuramente testati nei prossimi anni.

"In questo contesto un intervento di finanza pubblica sembra indispensabile per estendere la rete in aree in cui la bassa densità non giustifica l’investimento dei gestori".

L’analisi ipotizza 2Mbps di banda minima garantita che sacrificherebbero i servizi di Iptv. Ma, osserva Caio, il digitale terrestre e l’offerta televisiva via satellite offrono già su base universale un‘ampia scelta di contenuti e l’evoluzione dei decoder consentirà di incrementare a breve il livello di interattività (es. fino a 200 ore di trasmissioni televisive registrate da poter guardare nei tempi desiderati.


L’investimento è però necessario perché "un po’ come l’osteoporosi, il sottoinvestimento nell’infrastruttura di rete eroderà giorno per giorno e senza strappi percepibili la competitività del sistema Paese".

Per fare arrivare al 99% della popolazione la banda larga con un mix di tecnologia di rete ci vogliono però 1,2-1,3 miliardi di euro (con 0,7 miliardi per il Fisso e 0,6 per il mobile) entro il 2011. Per farlo bisogna allocare i fondi del DDL 1082 (che nel primo articolo si occupa proprio della banda larga) a un progetto mirato e poi decidere "se intraprendere l’obiettivo strategico di dotare il Paese in tempi certi di una infrastruttura avanzata di rete".

Se si sceglie di andare verso l’Ngn ("Next generation network") le opzioni sono tre.

La prima prevede la leadership europea con la copertura di cento città e si articola attraverso un piano nazionale per collegare il 50% delle case con Ftth (Fiber to the home) point-to-point, un ingente investimento pubblico e la creazione di un’azienda rete nazionale integrata (fibra e rame) costituita intorno alla struttura di rete di Telecom Italia per valorizzare l’investimento pubblico ed evitare aiuti di Stato.

La seconda opzione "per non arretrare in Europa" fa scendere a 40-50 il numero di città coperte e prevede la copertura del 25% della case, la focalizzazione sulla rete nuova in fibra e la creazione di un’azienda rete nazionale in fibra.

Infine, la terza opzione "flessibilità sul territorio" con copertura di 10-15 città, investimento pubblico limitato, possibili partnership con utility locali e la costituzione di una o più aziende di rete locali focalizzate sulla costruzione di reti in fibra, con gara per scegliere i partner privati necessari per evitare aiuti di Stato.
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