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Online oltre metà degli europei

Il 56% degli europei utilizza regolarmente Internet e di questi l’80% lo fa attraverso un collegamento a banda larga.

È questo uno dei dati più interessanti che emerge dalla relazione, presentata nella giornata di ieri dalla Commissione Europea sulla competitività digitale. Si tratta, sottolinea il rapporto, di un dato in decisa crescita rispetto al 2005 e che mette l’Europa in primo piano a livello mondiale per quanto riguarda la diffusione, l’utilizzo e le competenze relative alle tecnologie digitali in senso lato.

Elevatissima è la penetrazione delle tecnologie mobili: il tasso di penetrazione del 119% indica che il numero degli abbonamenti attivi è superiore a quello dei cittadini. E proprio queste elevate percentuali di utilizzo lasciano ben sperare rispetto alla crescente disponibilità di giovani esperti in grado di contribuire alla promozione della crescita e dell’innovazione.
Sono proprio i giovani di età compresa fra 16 e 24 anni gli utenti di Internet più assidui: il 73% usa regolarmente servizi avanzati per creare e condividere contenuti on line, percentuale doppia rispetto alla media della popolazione dell’Ue, attestata al 35%.
Apparentemente gli utenti di questa fascia di età si dichiarano restii a pagare per fruire di contenuti online, ma in realtà il 10% già lo fa, anche in questo caso finendo per rappresentare una percentuale doppia rispetto al 5% della media Ue.

Se i figli dell’era digitale rappresentano una importante risorsa per il futuro dell’Europa, restano comunque alcune criticità rilevate nel rapporto.
In primis il fatto che un terzo dei cittadini dell’unione non abbia mai utilizzato Internet e che solo il 7% dei consumatori abbia effettuato acquisti on line in un altro Stato membro.
In questi casi l’Europa manifesta un certo ritardo rispetto a Stati Uniti e Giappone, ritardo al quale l’Unione deve e può rispondere attraverso politiche proattive che garantiscano la disponibilità di connessioni a Internet ad alta velocità per tutti i cittadini e lo sviluppo di un mercato unico on line in cui i cittadini possano usare i servizi on line transfrontalieri.


Al fine di favorire proprio questi sviluppi, l’Unione ha avviato una consultazione pubblica, che resterà aperta fino al prossimo 9 ottobre, dalla quale dovrebbero emergere le linee guida della nuova strategia europea per le Tlc (i2010), così come verranno fissate il prossimo anno nella nuova fase dell'agenda di Lisbona.


Nove le domande sottoposte a consultazione pubblica:
1) Come l’Ict può guidare la ripresa economica e contribuire all’agenda di Lisbona in merito a sviluppo e lavoro?
2) Come l’Ict può aiutare la transizione verso una economia più sostenibile dal punto di vista energetico e ambientale?
3) Qual è il modo migliore per creare una economia completamente connessa, che garantisca Internet aperto e ad alta velocità per tutti?
4) Come può l’Europa migliorare le proprie performance in termini di innovazione e ricerca Ict?
5) Come rafforzare ciascun singolo mercato, per generare crescita, innovazione e nuovi servizi?
6) Come i servizi e gli strumenti online, web 2.0 inclusi, possono promuovere la creatività, la produzione di contenuti e la disponibilità di servizi?
7) Come può il web aiutare la modernizzazione dei servizi pubblici rendendoli accessibili a tutti i cittadini?
8) Come può l’Ict migliorare la qualità della vita dei cittadini?
9) Come può la Ue aumentare il proprio peso nello scenario mondiale del web e della società dell’informazione globale?

Come si posiziona l'Italia, rispetto alla diffusione delle tecnologie digitali?
Una analisi dei dati presentati a corredo del report Ue sulla competitività digitale mostra elementi interessanti sui quali riflettere.

I dati relativi alla disponibilità di linee dsl rispetto al totale della popolazione ci vedono posizionati in undicesima posizione, con una copertura del 95,3%. Il 100%, va detto, lo raggiungono in tre: Francia, Danimarca e Lussemburgo.
Peggioriamo un pò nelle aree rurali, dove ci piazziamo quindicesimi, con una copertura pari all'82%.

Se la copertura tutto sommato ci vede posizionati non troppo distanti dai Paesi di riferimento, un primo crollo si nota nella percentuale di famiglie che dispongono di una connessione Internet a banda larga. Pur tenendo presente che si tratta di dati relativi alla fine del 2008 e che in questo segmento le evoluzioni possono essere anche molto rapide, soprattutto se facilitate da politiche commerciali interessanti da parte dei provider, l'Italia si colloca in 24° posizione, con una percentuale pari al 31%. Ci seguono Grecia, Bulgaria e Romania.


Del resto non brilliamo nemmeno quando si parla di percentuali di popolazione che utilizza regolarmente Internet, vale a dire almeno una volta alla settimana: ci posizioniamo ventitreesimi, con una quota del 37%.
Tuttavia, se si parla di uso intensivo, con accesso quotidiano, saliamo in diciannovesima posizione con una percentuale del 35%.

Si sale invece a un più tranquillizzante 81%, quando si analizzano le percentuali di imprese che dispongono di un accesso a banda larga fisso: siamo in quattordicesima posizione, distanti di 11 punti rispetto a Francia. Spagna e Finlandia che dominano la classifica con il loro 925 di penetrazione.

Ritorniamo verso il fondo della classifica quando si parla di eGovernment: la percentuale di italiani che utilizza i servizi della pubblica amministrazione per inviare documentazione non supera il 5%. Un numero che contrasta nettamente con il 32% dell'Olanda, il 27% della Danimarca, il 26% della Svezia, e anche con il 25% della Francia, questa volta classificata quarta.
La percentuale cresce decisamente quando le stesse attività vengono compiute dalle imprese: in questo caso sono il 42%, sempre distanti dal 60-80% che si legge nelle prime undici nazioni in classifica.

Sempre per rimanere nel mondo delle imprese, circa metà delle aziende italiane utilizza applicazioni per l'integrazione dei processi di business, percentuale che ci posiziona ottavi nella classifica generale. Non è male la percentuale di dipendenti con skill Ict generici: si parla di un 19,4% (dodicesima posizione). Scarseggiano invece i cosiddetti skill specifici: sono il 2,7%, circa la metà dei primi Paesi in classifica.
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