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Oracle contro Google: l'una voleva RIM, l'altra Sun

Il processo iniziato in questa settimana, che vede opposte Oracle e Google sul tema dei brevetti e della proprietà intellettuale di Android, sta diventando un caso di studio
Non tanto per l'esito, sul quale è al momento prematuro fare qualunque pronostico, quanto perché svela retroscena molto interessanti su ciò che è accaduto sul mercato in questi ultimi anni.

In effetti questa volta non parlano solo avvocati e tecnici del software: sul banco dei testimoni sono saliti i numeri uno, i due Larry.

Così, dalla testimonianza di Larry Ellison si apprende che c'è stato un momento in cui anche Oracle ha pensato a sviluppare un proprio telefono cellulare. Non solo. Dopo essere arrivata alla conclusione che i costi e le condizioni di mercato non giustificavano l'impegno, la società ha valutato anche l'opportunità di acquistare Rim e Palm (si noti "e", non "o"), per poi decidere di accantonare il progetto.


Dal canto suo, l'altro Larry, Page per la precision, ha a sua volta raccontato che la decisione di sviluppare in proprio software per smart phone fu presa sette anni fa, con l'obiettivo di rendere più semplice l'accesso ai servizi di Google in mobilità.
Vi fu anche un tentativo di giungere a un accordo con Sun Microsystems, proprio per accelerare i termini di sviluppo, ma nonostante le intenzioni, non si riuscì ad arrivare a un accordo.
Ed è così che Google ha poi deciso di utilizzare per Android parti di codice Java disponibili come software libero.
Proprio su questo punto si basa la linea difensiva di Google: non v'è stata alcuna violazione del copyright detenuto oggi da Oracle, le parti di codice utilizzate sono quelle rilasciate in modalità open da Sun.

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