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Tim Berners-Lee parla a 360 gradi di tecnologia e politica

Dopo il discorso introduttivo di ieri mattina, di fatto l'evento di maggior richiamo nella terza giornata degli Ict Days di Trento, l'incontro con Tim Berners Lee è proseguito nel pomeriggio con una chiacchierata più a ruota libera sui temi più attuali che vedono confluire in una visione più omogenea Internet, tecnologie e società.

Così, l'inventore del World Wide Web ha parlato di privacy, di net neutrality, di democrazia liquida, di Internet delle cose, 3D printing e diritti digitali, in un flusso curioso nel quale non è però così difficile recuperare un fil rouge.

In fondo Berners Lee, che per sua stessa ammissione "non aveva certo previsto - quando progettava il World Wide Web - che avrebbe raggiunto queste dimensioni e questa pervasività, pur nella consapevolezza già allora che si trattasse di un grande sforzo innovativo e creativo", sa bene che il punto è di non ritorno e che molte cose vanno oggi ridiscusse. La privacy, ad esempio.


È evidente che la crescita di dati personali in mano a pubbliche amministrazioni, enti o aziende impone un ripensamento del concetto stesso di tutela.
"Non è sensato coltivare un'idea di blocco, di chiusura a priori. È importante semmai imparare a distinguere le situazioni nelle quali è opportuno condividere i dati rispetto a quelle in cui non lo è".
Berners Lee sceglie l'approccio pragmatico: nessun timore, semplicemente "esistono dei concetti di privacy che vanno tutelati", non solo a livello di individuo, ma anche di famiglia, di azienda, di community.
È una questione importante e Berners Lee non la minimizza: "l'accento - sostiene - va posto sul proper use (uso proprio) dei dati. I dati che un'altra entità raccoglie mi aiutano a organizzarmi oppure vengono usati per controllarmi? Entra in gioco il concetto del benefit, fermo restando che esistono comunque dati che non devono essere usati".

La questione è sociale e anche politica. E sulla necessità di sensibilizzare il mondo politico ricorre in più passaggi della conversazione.
Convinto assertore della necessità dell'indipendenza della stampa e dell'indipendenza di Internet come elementi imprescindibili di una società democratica, Berners Lee non conosce il fenomeno del Movimento Cinque Stelle. Tuttavia l'analogia è evidente quando sostiene: "quando si decide di cominciare a condividere, ci si avvicina a una sorta di rivoluzione, che include anche un concetto di decisione. Il Web dunque non si limita a essere un luogo dove si condividono idee ed esperienze, ma diventa anche luogo di decisione". Decisioni che nascono dalla consultazione di documenti e link resi accessibili e disponibili: Berners Lee in fondo diffida da decisioni prese esclusivamente offline.


È e deve essere politico l'approccio alla Net Neutrality, tenendo presente che in questo momento il tema non sembra toccare il segmento che sta invece mostrando le dinamiche di crescita più esplosive: il mobile. "Il tema della Net Neutrality deve essere affrontato allo stesso modo sia che si tratti di reti fisse, sia che si tratti di reti mobili: ed è fondamentale che ci sia una sensibilizzazione seria del mondo politico su questo aspetto".

Apparentemente meno politico è invece l'aspetto delle tecnologie 3D. Apparentemente, perché "qui si parla di creatività, ma anche di codici che vengono inviati a macchine o via Internet verso qualcuno che possa poi stampare gli oggetti rappresentati". Ed è qui che entrano in ballo due aspetti chiave: i diritti digitali delle opere dell'ingegno e i formati.
Se nel primo caso la materia è talmente nuova che Berners Lee si limita a sottolineare come "sia necessaria una rivisitazione del diritto digitale e del copyright", nel secondo la ricetta c'è. "L'unica via è l'open source. Il mondo dei makers deve essere open".

L'ultimo commento Tim Berners Lee lo riserva all'Italia. Del nostro Paese gli è chiaro soprattutto il non lusinghiero piazzamento nel suo Web Index di pochi mesi fa.
E a chi gli chiede un'agenda per l'Italia suggerisce che basterebbe migliorare la posizione nell'Index. "Dovete imparare a usare con maggiore efficienza la rete", è la sua conclusione.

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