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Web 2.0: perché se ne parla

Il dato di fatto: il Web sta evolvendo, trasformandosi in una piattaforma pienamente collaborativa.
Non più qualcosa di statico (nel senso della singolarità delle fonti) ma un qualcosa che dinamicamente si compone, a seconda delle necessità degli utenti, e ruota, in rivoluzione attorno a un centro gravitazionale, che è quello di "sua maestà l'interazione".

La definizione di Web 2.0, che tanto solletica la suscettibilità dei puristi della programmazione e della gestione del Web (che la ritengono un'invenzione di marketing) la si ascrive a Tim O'Reilly (un uomo di comunicazione americano che ha una società, la O'Reilly Media). Ha anche una data di coniazione: ottobre 2004, presso la omonima conference di San Francisco.

Recentemente è stato chiesto a O'Reilly di essere più esplicito sul concetto, ovvero di accostare allo stesso anche la pratica. Qualche esempio, insomma.


Ecco fatto: DoubleClick, il primo grande servizio di advertising online appartiene al mondo Web 1.0. La rete AdSense di Google è Web 2.0.

Ancora: il servizio di foto hosting Ofoto è Web 1.0, mentre la comunità interattiva di gestione delle fotografie online, Flickr (che usa il linguaggio di scripting Php e gira sul database open MySql) è Web 2.0.

Si capisce, allora, già qualcosa di più: il Web 2.0 è uno spazio a "tre dimensioni", che comprende quella del movimento. Non è più un'area analitica, con due dimensioni che consentono solamente di stabilire un perimetro.

E, ancora: pertengono all'ambito Web 2.0 quegli elementi legati ai mondi "open", che come tratti distintivi hanno il metamorfismo e la dinamicità.

Cosa fanno, allora, i "grandi soggetti" dell'It? Lo studiano, semplicemente, e tentano di farne propri gli stilemi.

Si può dire che tutte le grandi società siano impegnate nel contesto Web 2.0: da Ibm a Microsoft, da Sun a tutte quelle società che portano avanti il verbo di Eclipse.

Perché esiste una linea di confine molto labile fra gli argomenti: Web 2.0, Eclipse, Ajax (Asynchronous Javascript and Xml). Il comune denominatore di tutte e tre è la creazione di strumenti e applicazioni per una nuova interattività su Web.


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