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Dopo la denuncia di Spotify contro Apple, la Commissione Europea avrebbe aperto un fascicolo


Le contestazioni avanzate da Spotify e appoggiate da altre aziende del settore meritano di essere prese in esame: stando a fonti vicine all'antitrust europea, le verifiche dovrebbero cominciare già nel corso delle prossime settimane.


Stando a quanto riporta il Financial Times, la Commissione Europea avrebbe deciso di prendere in considerazione l'esposto recentemente presentato da Spotify nei confronti di Apple e di avviare una verifica formale già nel corso delle prossime settimane.

Spotify aveva accusato Apple di abuso di posizione dominante e di comportamenti anticoncorrenziali volti a favorire i suoi servizi e ad ampliare ulteriormente il suo business a discapito dei soggetti rivali: Spotify denuncia il comportamento di Apple in sede di Commissione Europea: ecco perché.
A stretto giro la Mela rispedì al mittente ogni addebito (vedere l'articolo Apple risponde duramente all'esposto presentato da Spotify) spiegando di non aver mai usato "due pesi e due misure".


Tra i vari chiarimenti forniti, Apple ha spiegato che nulla viene chiesto agli sviluppatori delle applicazioni gratuite. Coloro che però usano la piattaforma della società guidata da Tim Cook per vendere i loro servizi sono tenuti a versare il 30% di quanto incassato alla Mela, ma soltanto per il primo anno (a seguire, l'"entità" dell'"obolo" scende al 15%).

Spotify, che ad oggi ha 100 milioni di utenti paganti all'attivo, è attuale leader nel segmento dello streaming musicale anche se la concorrenza di Apple e Amazon si fa sempre più agguerrita.

In Europa l'utilizzo di pratiche palesemente anticoncorrenziali può portare a sanzioni davvero pesanti, pari fino al 10% del fatturato annuo di un'azienda.
L'apertura di un fascicolo nei confronti di Apple non implica certo l'individuazione di un comportamento vietato ma è comunque una brutta notizia per la società di Cupertino, segno evidente che le eccezioni sollevate da Spotify sono state considerate quanto meno "ricevibili" e degne di essere prese in esame.

Anche Deezer, altro noto servizio di streaming online, ha di fatto appoggiato le asserzioni avanzate da Spotify.


di Michele Nasi
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