Aggiornamenti smartphone per 5 anni: arriva la conferma, l’Ecodesign UE non obbliga i produttori

Il regolamento Ecodesign non obbliga i produttori a garantire 5 anni di aggiornamenti software: impone solo di mantenere disponibili quelli eventualmente rilasciati. Le Autorità confermano.

L’entrata in vigore del regolamento europeo Ecodesign è stata accolta come una svolta rilevante per il mercato degli smartphone. L’attenzione mediatica si è concentrata soprattutto su due aspetti: la vendita dei dispositivi senza caricabatterie inclusi e, soprattutto, l’obbligo – ritenuto tale da molti – di garantire aggiornamenti software (leggasi patch di sicurezza) per almeno 5 anni.

Su quest’ultimo punto, però, si è costruita una convinzione che oggi appare più come un’illusione collettiva che come una reale conseguenza giuridica del regolamento. L’idea che l’Unione Europea avesse finalmente imposto ai produttori un supporto software prolungato sembrava trovare conferma anche nei comportamenti iniziali di diversi marchi, che hanno esteso ufficialmente le proprie politiche di aggiornamento per i modelli destinati al mercato europeo.

OnePlus, ad esempio, ha annunciato cicli di supporto insolitamente lunghi persino per dispositivi di fascia media, promettendo fino a 4 aggiornamenti principali di Android e 6 anni di patch di sicurezza. Honor ha seguito una linea simile, allineandosi a una lettura “ambiziosa” dello spirito della normativa. Per mesi, tutto ha lasciato intendere che il settore avesse imboccato una direzione irreversibile.

Poi è emerso un dettaglio lessicale, apparentemente marginale, ma giuridicamente decisivo.

Il peso di un “se” nel testo normativo europeo

Analizzando il regolamento Ecodesign nella sua formulazione definitiva, in particolare l’Allegato II, sezione 1.2, punto 6, lettera a), si incontra una frase che cambia radicalmente l’interpretazione dell’intero impianto sugli aggiornamenti software dei dispositivi mobili:

Dalla data di fine immissione sul mercato e per almeno 5 anni dopo tale data, i fabbricanti, gli importatori o i mandatari, SE forniscono aggiornamenti di sicurezza, aggiornamenti correttivi o aggiornamenti delle funzionalità di un sistema operativo, rendono tali aggiornamenti disponibili gratuitamente per tutte le unità di un modello di prodotto con lo stesso sistema operativo.

Il passaggio stabilisce che, SE il produttore fornisce aggiornamenti di sicurezza, correttivi o funzionali del sistema operativo, tali aggiornamenti devono rimanere disponibili gratuitamente per almeno 5 anni dalla fine della commercializzazione del modello sul mercato europeo.

Il nodo è tutto in quella condizione iniziale. La norma non impone in modo esplicito l’obbligo di rilasciare aggiornamenti. Impone solo che, qualora ne venga rilasciato anche uno solo, questo resti accessibile per un periodo prolungato. Ne avevamo parlato anche in un nostro precedente approfondimento, spiegando che la normativa europea non obbliga davvero i produttori a rilasciare aggiornamenti software per 5 anni o più.

La conferma delle Autorità nazionali

Il quadro che ne deriva è paradossale. Un produttore può immettere oggi uno smartphone sul mercato, distribuire un unico aggiornamento minore nel corso dell’anno successivo e interrompere del tutto il supporto software. Dal punto di vista formale, il requisito dell’Ecodesign risulterebbe comunque rispettato, a patto che quell’unico aggiornamento rimanga scaricabile per 5 anni dopo la cessazione delle vendite.

A chiarire la questione è intervenuta l’interpretazione delle Autorità competenti a livello nazionale. In Finlandia, il controllo sull’applicazione del regolamento Ecodesign è affidato a Tukes, l’Agenzia per la sicurezza e i prodotti chimici. Contattata sul tema, l’agenzia ha confermato che i produttori non sono tenuti a sviluppare nuovi aggiornamenti software per gli smartphone.

L’obbligo riguarda esclusivamente la disponibilità nel tempo degli aggiornamenti già rilasciati, non la loro esistenza né tantomeno la loro periodicità.

Tukes ha anche osservato come non sia raro che l’intento politico di una normativa e la sua formulazione finale divergano in modo significativo, precisando però che il ruolo dell’Autorità non è correggere la legge, ma applicarla così com’è stata approvata.

Il caso Motorola e le conseguenze per il mercato

In questo contesto si inserisce la scelta di Motorola che ha adottato un approccio rigorosamente letterale alla normativa. I nuovi Moto G17 e Moto G17 Power sono stati presentati con Android 15 (l’ultima versione è la 16), senza alcuna promessa di aggiornamenti principali del sistema operativo.

Il supporto si limita a 2 anni di aggiornamenti di sicurezza, una politica perfettamente compatibile con il testo dell’Ecodesign, per quanto lontana dalle aspettative create attorno al regolamento. Dal punto di vista giuridico, la posizione dell’azienda appare difficilmente contestabile.

Una norma nata bene, ma scritta male

Dispositivi che restano per anni senza patch espongono gli utenti a vulnerabilità note, con implicazioni dirette sulla protezione dei dati personali e sull’esposizione ad attacchi informatici sempre più frequenti lato mobile. Il fatto che oltre 1 miliardo di dispositivi Android non riceva più patch di sicurezza (e sia quindi a rischio attacco) è un campanello d’allarme che dovrebbe far riflettere.

Il caso Ecodesign rappresenta un esempio emblematico di come una regolamentazione pensata per migliorare la sostenibilità e la sicurezza dei prodotti possa perdere efficacia a causa di una formulazione imprecisa. L’intento era quello di spingere il mercato verso cicli di vita più lunghi e un supporto software adeguato, ma gli obiettivi prefissi non risultano tradotti in alcun obiettivo in un obbligo chiaro e vincolante.

E fa male che ancora oggi, sul sito della Commissione Europea nella pagina “Smartphones and Tablets, Energy labelling and Ecodesign requirements apply to this product” campeggi la seguente frase:

The Ecodesign requirements will include: (…) availability of operating system upgrades for longer periods (at least 5 years from the date of the end of placement on the market of the last unit of a product model).

Urge quindi un intervento correttivo sul piano normativo.

Una possibile spinta dall’etichetta energetica?

Accanto all’Ecodesign, l’Unione Europea ha introdotto per gli smartphone e i tablet anche un Regolamento sull’etichettatura energetica, applicabile dal 20 giugno 2025.

Tale etichetta, simile a quelle già presenti su elettrodomestici e altri prodotti, deve riportare informazioni non solo sul consumo energetico e sulla durata della batteria, ma anche sulla durabilità e sulla riparabilità del dispositivo, con parametri come il livello di resistenza alla polvere e all’acqua e un punteggio di riparabilità visibile al consumatore.

A differenza dell’Ecodesign, l’etichetta energetica richiede ai produttori di dichiarare in modo trasparente caratteristiche che possono essere percepite dal mercato come indicatori di sostenibilità e longevità del prodotto.

Anche se il regolamento sull’etichettatura non impone formalmente un obbligo diretto di rilasciare aggiornamenti software di sistema, include nei propri criteri elementi che spingono verso una maggiore trasparenza delle informazioni fornite ai consumatori, come la durata della batteria, la riparabilità e la robustezza generale. Questo può creare una forma di pressione reputazionale e comparativa: i produttori sono incentivati a dichiarare impegni espliciti sugli aggiornamenti (ad esempio “aggiornamenti garantiti per 5 o più anni”) per risultare più competitivi sulla base dei dati riportati sull’etichetta, che è confrontabile da parte degli acquirenti prima dell’acquisto stesso .

In pratica, l’etichetta energetica non sostituisce né potenzia direttamente l’obbligo di aggiornamenti software, ma introduce un livello di trasparenza e informazione obbligatoria in cui gli impegni dichiarati sui cicli di aggiornamento possono influenzare percezioni e scelte del consumatore.

In questo senso, pur non essendo essa stessa uno strumento sanzionatorio contro la mancanza di aggiornamenti, può contribuire a rendere economicamente più rischioso per i produttori di smartphone e tablet ignorare i criteri di supporto software, pena un punteggio comparativamente più debole rispetto ai concorrenti sull’etichetta visibile al pubblico.

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