Amazon Buy for Me è un flop? La rabbia di utenti e commercianti

Amazon introduce Buy for Me, un'AI che compra da terze parti. I venditori denunciano duplicazioni non autorizzate e difficoltà di opt out.
Amazon Buy for Me è un flop? La rabbia di utenti e commercianti

Un’ondata di preoccupazione e polemiche sta travolgendo la piattaforma di Amazon dopo che oltre 180 piccoli commercianti hanno denunciato la presenza non autorizzata dei loro prodotti all’interno del programma Buy for Me.

Secondo le testimonianze raccolte, le conseguenze sarebbero tutt’altro che trascurabili: schede prodotto duplicate senza consenso, immagini ingannevoli, prezzi errati e informazioni alterate dagli algoritmi, con un impatto immediato sia sulle vendite che sulla reputazione dei brand coinvolti. Non solo: molti esercenti lamentano l’impossibilità di gestire in modo trasparente la propria presenza su questa vetrina, aggravando ulteriormente il clima di sfiducia nei confronti del colosso dell’e-commerce.

La scintilla che ha fatto esplodere il caso è stata la segnalazione di Bobo Design Studio, piccola realtà artigianale guidata da Angie Chua. Scoprendo che i suoi prodotti erano comparsi senza autorizzazione tra le offerte di Amazon, la CEO ha avviato una minuziosa indagine, scoprendo di non essere sola: numerosi altri imprenditori attivi su piattaforme come Shopify, Squarespace e WooCommerce si sono ritrovati nella medesima situazione. Il risultato? Un mosaico di scraping dati non autorizzato, cataloghi clonati, e contenuti modificati senza preavviso, spesso con errori grossolani che generano confusione tra i clienti e danni concreti per chi quei prodotti li realizza e li vende ogni giorno.

Amazon Buy for Me: dai prezzi errati ai cataloghi clonati

Le contestazioni principali avanzate dai piccoli commercianti ruotano attorno a tre nodi fondamentali: l’assenza di un consenso preventivo all’inserimento nel programma, la presenza di informazioni commerciali scorrette e, soprattutto, la mancanza di un meccanismo di opt out semplice e immediato.

L’esperienza diretta di chi si è visto sottrarre il controllo sul proprio catalogo evidenzia un sistema di reclamo percepito come opaco, lento e inefficace, con ordini che continuano ad arrivare anche per articoli ormai esauriti e clienti che si sentono ingannati da descrizioni o prezzi non corrispondenti alla realtà.

Dal canto suo, Amazon giustifica la scelta con la volontà di ampliare le opportunità per i brand, sostenendo che il programma Buy for Me mira a offrire una maggiore visibilità e accesso a nuovi mercati, in particolare a vantaggio delle realtà più piccole. Tuttavia, la procedura di esclusione – affidata a una generica email di richiesta – si rivela, nei fatti, uno strumento poco efficace, soprattutto per le micro-imprese che non dispongono di risorse legali o amministrative dedicate. Questo squilibrio alimenta il malcontento e la sensazione di essere lasciati soli di fronte a un sistema che sembra premiare solo i grandi operatori.

Questione legale

Sul fronte legale, la questione si fa ancora più delicata. Diversi esperti di diritto e regolatori stanno già analizzando se la gestione dei dati da parte delle piattaforme tecnologiche, e l’uso di algoritmi di Intelligenza Artificiale per l’aggregazione e la modifica delle informazioni, rispettino le normative vigenti in materia di proprietà intellettuale e trattamento dei dati.

L’utilizzo massivo di scraping di dati e la trasformazione automatica dei contenuti – soprattutto quando effettuati senza il consenso esplicito dei titolari – potrebbero configurarsi come vere e proprie violazioni normative, aprendo la strada a possibili interventi delle autorità antitrust e alla richiesta di un nuovo quadro regolatorio dedicato all’economia digitale e all’AI.

Sul versante della customer experience, non si possono negare i vantaggi in termini di comodità e rapidità offerti da Buy for Me: la funzione consente agli utenti di acquistare con pochi clic prodotti di diversi brand, semplificando il processo e ampliando la scelta. Tuttavia, questa praticità non può andare a scapito della trasparenza e del diritto dei piccoli commercianti di decidere dove e come i propri contenuti vengono utilizzati. L’assenza di strumenti di opt out efficaci, la gestione arbitraria delle informazioni e la difficoltà di tutela rischiano di compromettere non solo i rapporti tra marketplace e venditori, ma anche la fiducia dei consumatori.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti