Apple consente l'installazione di browser alternativi su iOS: ecco dove succede

iOS 26.2 rompe il monopolio di WebKit in Giappone, consentendo a browser e app di adottare motori alternativi come Blink e Gecko. La mossa, conseguenza di una nuova legge, introduce pluralità tecnologica senza compromettere sicurezza e privacy, ma crea sfide di frammentazione per gli sviluppatori.

Con iOS 26.2, Apple introduce una delle più rilevanti discontinuità architetturali nella storia del suo sistema operativo mobile: la possibilità di utilizzare motori di rendering Web alternativi a WebKit. Non si tratta di una semplice concessione funzionale, ma dell’effetto diretto di un intervento normativo strutturato, lo Smartphone Software Competition Promotion Act, che colloca il Giappone tra i laboratori regolatori più avanzati nel governo delle piattaforme digitali.

Quest’apertura modifica equilibri tecnologici consolidati, incide sulle strategie di sicurezza Apple e introduce nuove dinamiche competitive nel mercato dei browser, delle app e dei sistemi di pagamento.

Dal monopolio di Apple WebKit alla pluralità dei motori browser

Per oltre 15 anni Apple ha imposto l’uso esclusivo di WebKit su iOS. Chrome, Firefox ed Edge erano e sono, di fatto, interfacce differenti sopra lo stesso motore, con margini di innovazione estremamente ridotti. La giustificazione ufficiale è sempre stata la sicurezza: un unico motore significava superfici d’attacco più controllabili.

Con iOS 26.2 questo paradigma viene superato, almeno in Giappone. I browser dedicati e alcune app con funzionalità di browsing integrate possono ora adottare motori alternativi come Blink o Gecko, accedendo a funzionalità storicamente precluse su iOS, quali:

  • Compilazione Just-In-Time.
  • Architetture multiprocesso complete.
  • Pipeline per rendering indipendenti.
  • Implementazioni personalizzate delle Web API.

Il risultato potenziale è un’esperienza web su iPhone più simile a quella desktop, con implicazioni dirette su performance, compatibilità e innovazione.

Blink e Gecko sono motori di rendering Web, cioè software che interpretano HTML, CSS e JavaScript per mostrare le pagine Web sui browser. Esattamente come fa Apple WebKit. Blink è sviluppato da Google ed è usato in Chrome, Edge e altri browser basati su Chromium. È noto per alte prestazioni e aggiornamenti rapidi delle funzionalità Web. Gecko è sviluppato da Mozilla ed è il cuore di Firefox. Punta a conformità con gli standard Web e privacy avanzata, con forte indipendenza architetturale.

Il quadro normativo giapponese: logica e ambizioni

Lo Smartphone Act, entrato pienamente in vigore il 18 dicembre 2025, nasce da un’analisi approfondita del potere di mercato esercitato da Apple e Google. La legge nipponica designa entrambe come Specified Software Operators e introduce 14 categorie di obblighi e divieti, che coprono browser e motori di ricerca; distribuzione delle app; sistemi di pagamento; interoperabilità del sistema operativo.

A differenza del Digital Markets Act (DMA) europeo, l’approccio giapponese punta meno su obblighi astratti e più su misure operative verificabili, affidando all’Autorità antitrust nazionale un ruolo di supervisione continua. L’apertura ai motori di browser alternativi è quindi solo una delle leve utilizzate per ridurre le barriere all’ingresso e stimolare concorrenza tecnologica reale.

Entitlement Apple: apertura controllata, non liberalizzazione

Apple ha risposto alla normativa con un modello di apertura selettiva basato su entitlement dedicati. Dal punto di vista tecnico e di sicurezza, i requisiti sono tra i più stringenti mai imposti a sviluppatori terzi su iOS.

I motori alternativi devono dimostrare una compatibilità Web avanzata, certificata da test standard di settore:

  • Superamento di almeno il 90% dei Web Platform Tests.
  • Conformità con almeno l’80% di Test262.
  • Rispetto di tali soglie anche in assenza di JIT (ad esempio in Lockdown Mode).

Questo vincolo impedisce l’ingresso in iOS di motori sperimentali o incompleti, favorendo solo attori con una maturità industriale elevata.

Sicurezza e memory safety

Apple impone l’adozione sistematica di tecniche di mitigazione avanzate: linguaggi memory-safe o estensioni di sicurezza equivalenti; Pointer Authentication Codes (PAC); Memory Integrity Enforcement (MIE); separazione rigorosa dei processi.

Il browser è trattato come una delle principali superfici d’attacco del sistema, e il livello di responsabilità trasferito allo sviluppatore è paragonabile a quello di un fornitore di sistema operativo.

Privacy by default

Sul piano della privacy, i requisiti superano in alcuni casi le prassi di mercato:

  • Blocco predefinito dei cookie di terze parti.
  • Partizionamento dello storage per i siti di primo livello.
  • Divieto di sincronizzazione dello stato tra app senza consenso esplicito.
  • Tracciabilità delle connessioni nell’App Privacy Report.

In questo senso, l’apertura ai motori alternativi non equivale a un allentamento del modello di protezione dell’utente, ma a una sua estensione verso terze parti altamente controllate.

Implicazioni per gli sviluppatori e costi di frammentazione

L’aspetto più critico per gli sviluppatori è la frammentazione geografica. I browser con motore alternativo possono essere distribuiti esclusivamente in Giappone, mantenendo WebKit nel resto del mondo.

Ciò comporta l’utilizzo di codebase differenziate o build condizionali; costi di testing duplicati; gestione complessa degli aggiornamenti di sicurezza (15 giorni per ogni nuova versione del motore).

Solo grandi attori come Google e Mozilla possono assorbire questi costi. Il rischio concreto è che la pluralità di motori si traduca in una concorrenza limitata a pochi player globali, piuttosto che in un ecosistema realmente aperto.

In ogni caso, il Giappone è destinato a fungere da banco di prova per le nuove soluzioni normative che bilanciano concorrenza e sicurezza, senza smantellare completamente il controllo della piattaforma.

Resta da capire se Apple sceglierà, nel medio periodo, una strategia di estensione globale per ridurre la frammentazione o se continuerà con un approccio di conformità minima regionale.

In entrambi i casi, il precedente giapponese segna l’inizio di una nuova fase: quella in cui l’architettura dei sistemi operativi mobili diventa terreno di confronto diretto tra diritto, tecnologia e concorrenza.

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