La collaborazione tra Apple e OpenAI, nata nel 2024 con l’integrazione di ChatGPT in Apple Intelligence, non ha impedito alle due società di trasformarsi in avversarie su un terreno molto più delicato: la progettazione di nuovi dispositivi hardware. Apple accusa OpenAI, due suoi ex dipendenti e io Products di avere sottratto informazioni riservate utili allo sviluppo di prodotti capaci, almeno in prospettiva, di competere con iPhone e altri dispositivi della Mela. OpenAI respinge le contestazioni e sceglie una linea insolita: pubblica messaggi ed email per sostenere che la ricostruzione di Apple contenga errori, omissioni e affermazioni successivamente ridimensionate.
La causa, depositata il 10 luglio 2026 presso la Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Northern District of California, coinvolge Chang Liu, l’ex dirigente Apple Tang Yew Tan, OpenAI Foundation, OpenAI Group PBC e io Products. Il procedimento arriva poco più di un anno dopo l’annuncio con cui OpenAI aveva integrato io, la società hardware creata da Jony Ive insieme a un gruppo di progettisti e ingegneri provenienti anche da Apple. Proprio l’espansione di OpenAI sul mercato dei dispositivi fisici rende la controversia più importante di un normale contenzioso tra datore di lavoro ed ex dipendenti.
Il 3 agosto 2026 OpenAI ha risposto pubblicamente con un intervento dal titolo “Apple is getting this wrong” ovvero “Apple sta sbagliando su questo“. Non si tratta di una sentenza e neppure di una ricostruzione neutrale: è la versione di una delle parti coinvolte. Il materiale diffuso, però, consente di osservare con maggiore precisione alcuni passaggi della vicenda, compresa la gestione degli account aziendali dopo l’uscita di un dipendente e la comunicazione avvenuta tra i legali delle due aziende.
Che cosa sostiene Apple nella causa contro OpenAI
Chang Liu è un ingegnere elettronico che ha lavorato per circa 8 anni in Apple come senior system electrical engineer, occupandosi di hardware. A gennaio 2026 è passato a OpenAI, dove lavora ai nuovi dispositivi AI sviluppati con il gruppo io Products.
Secondo Apple, Liu avrebbe mantenuto l’accesso ad alcuni sistemi interni anche dopo avere terminato il suo rapporto di lavoro, sfruttando un problema software che non avrebbe disattivato correttamente tutte le autorizzazioni. Attraverso tale accesso, l’ex dipendente avrebbe consultato o scaricato documenti riservati riguardanti specifiche tecniche, presentazioni ingegneristiche, componenti e progetti non ancora annunciati.
Apple collega tali attività alla divisione hardware di OpenAI. L’ipotesi formulata nella denuncia è che le informazioni potessero offrire un vantaggio nello sviluppo di una nuova categoria di dispositivi basati sull’intelligenza artificiale. La società di Cupertino sostiene inoltre che Liu avrebbe aiutato altri dipendenti Apple intenzionati a candidarsi presso OpenAI, suggerendo quali argomenti preparare per i colloqui e condividendo informazioni interne.
Le contestazioni rivolte a Tang Tan seguono una linea differente. Apple afferma che l’ex responsabile del design di prodotti come iPhone e Apple Watch avrebbe cercato di ottenere informazioni riservate da candidati ed ex colleghi. Nella denuncia compaiono riferimenti a domande su componenti, fornitori, processi industriali e prototipi. Sono accuse gravi, ma ancora da provare: il procedimento si trova nella fase iniziale e le dichiarazioni delle parti non equivalgono a fatti definitivamente accertati.
La risposta di OpenAI: errori nelle comunicazioni e accuse cambiate
OpenAI contesta anzitutto la cronologia presentata da Apple. Nella denuncia, Apple aveva sostenuto di aver contattato OpenAI a febbraio 2026 senza ricevere una risposta adeguata. La replica pubblicata ad agosto afferma invece che uno studio legale esterno incaricato da Apple avrebbe inviato un messaggio alla persona sbagliata, confondendo due cognomi asiatici.
Le email diffuse da OpenAI mostrano che l’avvocato Gabriel Gross inviò una comunicazione al general counsel di OpenAI, Che Chang, e poco dopo rispose alla stessa conversazione ringraziandolo per una telefonata che, secondo Chang, non era mai avvenuta. Il legale chiarì il giorno successivo che il messaggio era destinato a un’altra persona, identificata nelle email con il cognome Wang, e si scusò per l’errore.
OpenAI insiste su un dettaglio: nei contatti di febbraio Apple non avrebbe formulato le specifiche accuse poi incluse nella causa di luglio. Dopo lo scambio iniziale, le parti non avrebbero avuto ulteriori comunicazioni sostanziali per circa 5 mesi. Apple sostiene di avere agito dopo aver approfondito le verifiche interne; OpenAI interpreta invece la lunga interruzione come un elemento incompatibile con la rappresentazione di una minaccia urgente.
Per ottenere un provvedimento preliminare, Apple deve convincere il giudice che il rischio non sia soltanto teorico e che l’assenza di un intervento immediato possa provocare un danno difficilmente riparabile. OpenAI replica di non possedere e di non volere utilizzare alcun segreto commerciale di Apple. In pratica, la società guidata da Sam Altman cerca di smontare sia la base fattuale che il requisito dell’urgenza.
Perché OpenAI ha pubblicato email e conversazioni private
La scelta di portare il materiale privato nel dibattito pubblico è aggressiva. Di solito le aziende affidano simili contestazioni alle memorie processuali, limitandosi all’esterno a comunicati prudenti. OpenAI ha invece diffuso una risposta dettagliata, accompagnata da conversazioni parzialmente oscurate, con l’obiettivo evidente di indebolire la credibilità della ricostruzione avversaria prima ancora che il giudice si esprima.
La mossa può essere efficace sul piano della comunicazione, ma comporta rischi. Messaggi selezionati e privati delle parti coperte da omissis non mostrano necessariamente l’intera sequenza degli eventi. Apple potrebbe presentare altri documenti, log o testimonianze capaci di attribuire un significato diverso alle stesse conversazioni. Il materiale pubblicato da OpenAI va quindi letto come una prova difensiva proposta da una parte, non come un verdetto.
C’è poi un aspetto reputazionale. OpenAI accusa Apple di avere gestito la questione in modo “negligente, aggressivo e stranamente personale“. Il riferimento alla confusione tra cognomi asiatici alza ulteriormente il livello dello scontro e sposta il confronto dalla sola protezione della proprietà intellettuale al comportamento dei legali incaricati da Apple.
Per Apple, replicare pubblicamente con lo stesso grado di dettaglio potrebbe risultare difficile: i documenti che descrivono segreti commerciali devono spesso restare sotto il pieno controllo dell’azienda, proprio per evitare che la causa provochi la divulgazione delle informazioni da proteggere.
Dietro la causa c’è la competizione sui dispositivi AI
La disputa assume un peso particolare perché OpenAI non vuole più limitarsi a fornire modelli e servizi software.
A 2025 la società ha annunciato l’integrazione del team di io Products, riunito da Jony Ive per lavorare a una nuova famiglia di prodotti.
Non sono ancora noti tutti i dettagli dei dispositivi in preparazione. L’idea dichiarata, tuttavia, consiste nel creare interfacce più naturali per l’intelligenza artificiale, superando almeno in parte il modello basato su schermo, icone e applicazioni. Una simile direzione tocca direttamente il dominio di Apple: progettazione integrata di hardware e software, miniaturizzazione, gestione energetica, scelta dei materiali e produzione su larga scala.
Tang Tan rappresenta una figura centrale proprio per la lunga esperienza maturata a Cupertino. Secondo OpenAI, ha lavorato in Apple per oltre 24 anni ed era considerato uno dei dirigenti più innovativi dell’azienda. Apple vede invece nel passaggio di competenze e personale un possibile canale per trasferire informazioni proprietarie. Il confine tra esperienza professionale legittimamente acquisita e segreto commerciale è uno dei nodi più difficili nelle cause di questo tipo.
Un ingegnere non può cancellare ciò che ha imparato durante la propria carriera. Può usare competenze generali, metodi di lavoro e conoscenze tecniche personali; non può però portare con sé documenti, schemi, specifiche non pubbliche o dati riservati sui fornitori. I giudici dovranno accertare se OpenAI abbia costruito il proprio progetto grazie alla capacità delle persone assunte oppure traendo vantaggio da materiali che appartenevano ancora ad Apple.
L’immagine di apertura è stata generata con un sistema di intelligenza artificiale (AI).