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giovedì 15 dicembre 2022 di 1901 Letture
AGCOM si prepara a bloccare gli indirizzi IP usati dai siti pirata: come potrebbe funzionare

AGCOM si prepara a bloccare gli indirizzi IP usati dai siti pirata: come potrebbe funzionare

Novità in vista per il blocco della pirateria online: AGCOM potrebbe bloccare gli indirizzi IP con la collaborazione dei provider Internet e su segnalazione dei detentori dei diritti.

La lotta alla pirateria online si è fatta sempre più complessa: non è semplice, per i detentori dei diritti, richiedere il blocco di un servizio che, ad esempio, trasmette contenuti live (si pensi alle competizioni sportive) senza alcuna autorizzazione.

La misura più frequentemente utilizzata consiste nel "censurare" il sito Web che commette l'illecito intervenendo sui record DNS: all'atto pratico l'Autorità italiana ordina ai provider Internet di modificare le tabelle contenute nei loro sistemi di risoluzione dei nomi a dominio. In questo modo l'indirizzo mnemonico del sito pirata non viene più risolto correttamente e i dispositivi client (leggasi, browser Web) non possono più raggiungerlo.

Uno schema del genere ha però mostrato tutti i suoi limiti: per via dei problemi di giurisdizione, chi utilizza i DNS Google o altri servizi DNS forniti da società straniere continua a raggiungere qualunque sito Web.

Il provvedimento assunto nei confronti di Cloudflare e dei suoi DNS dal Tribunale di Milano ha contribuito a modificare il quadro obbligando l'azienda a intervenire su DNS che non sono messi a disposizione degli utenti da una realtà con sede legale in Italia o in Europa. In generale, però, i soggetti che operano fuori dai confini europei possono sottrarsi alle disposizioni normative "nostrane".

Inoltre, i provider sono tenuti a provvedere alla modifica dei record DNS entro 3 giorni dalla prescrizione dell'Autorità.

In questi giorni è emerso che AGCOM, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, si starebbe preparando a rivedere la Delibera 680/13/CONS del 12 dicembre 2013 con lo scopo di fornire maggiori e più efficaci strumenti per il contrasto del fenomeno della pirateria online.

Si parla, innanzitutto, di interventi che permetteranno di richiedere il blocco quasi in tempo reale dei "servizi pirata". Come riportano varie fonti, AGCOM diverrebbe in grado di disporre e ottenere il blocco degli indirizzi IP, quindi non più dei soli indirizzi mnemonici, entro 30 minuti dall'invio della segnalazione.

Si tratta di una modifica che, se venisse approvata, sarebbe epocale: l'Autorità amministrativa indipendente diverrebbe in grado di intervenire direttamente sulla scorta delle richieste formali ricevute dai detentori dei diritti.

Come potrebbe funzionare il blocco degli indirizzi IP

Molti provider di servizi Internet in tutto il mondo bloccano i siti Web, alcuni per motivi legittimi, altri a causa della crescente censura. Il blocco degli indirizzi IP è già utilizzato e avviene al livello di rete (vedere il modello OSI): l'operatore di telecomunicazioni monitora i pacchetti dati in transito e blocca tutti i tentativi di connessione verso un IP in "blacklist". Si pensi ad esempio ai tentativi di bloccare Tor promossi principalmente dai Paesi retti da regimi totalitari.

Con i sistemi di Deep Packet Inspection (DPI) è inoltre possibile spingersi ancora più avanti: il provider può esaminare il contenuto dei pacchetti dati in transito sulla sua rete e bloccare quelli ascrivibili a comunicazioni non permesse. Questo tipo di interventi viene generalmente effettuato sulle reti aziendali ai fini della sicurezza: gli apparati di rete evitano l'utilizzo di applicazioni e servizi specifici rilevando e bloccando trasferimenti di dati che possono essere potenzialmente dannosi per l'impresa nonché per l'integrità e la riservatezza dei dati che tratta.

Al momento non è dato sapere come e se AGCOM intenda tecnicamente attivare un nuovo canale di comunicazione con i provider, ad esempio attraverso un pannello che permetta di intervenire in maniera autonoma sugli IP da bloccare. Certo è che con un approccio del genere vanno analizzati i "pro" e i "contro": se da un lato l'Autorità e i detentori dei diritti possono essere finalmente molto più solerti nel bloccare i contenuti diffusi in violazione delle norme a tutela del copyright, dall'altro ci sono alcuni innegabili rischi.

In primis, vi è il concreto rischio di bloccare indirizzi IP condivisi tra più utenti e impedire l'accesso a risorse assolutamente legittime. Molteplici servizi usano lo stesso indirizzo IP pubblico e spesso sono amministrati da soggetti completamente diversi che neppure si conoscono vicendevolmente. Abbiamo visto anche come trovare a chi è intestato un dominio e quali siti vengono gestiti.

Piattaforme come Cloudflare e le altre simili possono inoltre agire come proxy: l'indirizzo IP che viene presentato al client non è quello realmente utilizzato dal sito Web ed è condiviso con migliaia di altri siti.

Per secondo, è noto che chi eroga servizi online può usare servizi che assegnano l'IP in modo dinamico: nel caso della pirateria online, bloccare uno di questi IP potrebbe significare mettere al tappeto qualche incolpevole amministratore di un sito Web assolutamente legittimo (è consuetudine che un IP assegnato a un utente venga poi attribuito a un altro…).

Per terzo, se venisse attivato un collegamento informatico diretto con i provider Internet per intervenire dinamicamente sui blocchi di IP, questo strumento dovrebbe essere ben protetto. Se una terza parte non autorizzata dovesse accedervi potrebbe bloccare intere classi di indirizzamento e, potenzialmente, provocare problemi di raggiungibilità per tanti siti Web.

Da ultimo vale la pena evidenziare che il semplice utilizzo di un servizio VPN consentirebbe di sottrarsi alle verifiche sui pacchetti in transito svolte dai provider Internet. Le VPN, com'è noto, consentono di creare un tunnel crittografato che impedisce a qualunque terza parte, operatore di telecomunicazioni compreso, di esaminare i dati che vi transitano.


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