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La PEC è sempre protagonista del dibattito

La posta elettronica certificata è senza dubbio un passo avanti perché consente di semplificare le modalità di comunicazione tra cittadini e Pubblica Amministrazione evitando inutili perdite di tempo dinanzi agli sportelli. Se da un lato ci sono alcuni indubbi "pro", i "contro" - sui quali si stanno confrontando gli esperti - sono numerosi. Nei precedenti articoli dedicati alla "PEC italiana", abbiamo evidenziato le principali contestazioni che le vengono rivolte. Torniamo quest'oggi sul tema, a seguito degli aggiornamenti arrivati nelle scorse ore. Massimo Penco, Presidente dell'associazione "Cittadini di Internet" ha voluto sottolineare un passaggio particolarmente delicato, presente nella circolare n.2/2010/DDI (Dipartimento per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e l'innovazione tecnologica). Secondo diversi osservatori, il semplice utilizzo della PEC verrebbe equiparato alla sottoscrizione di una comunicazione con firma digitale: è questo un problema perché la "PEC italiana" non fornisce garanzie sul contenuto del messaggio (il fulcro della questione è individuabile nella disposizione contenuta nel decreto legislativo n.82 del 7 marzo 2005 agli articoli 1 - con particolare riferimento al comma "c-bis" - e 2).

Il presidente dell'associazione "Cittadini di Internet" spiega: "fondamento del mondo digitale è stata la legge Bassanini e precisamente l’articolo 15/2 legge 59/97 che recita: <<gli atti, dati e documenti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime forme, nonché la loro archiviazione e trasmissione con strumenti informatici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge>> Da tale semplice ed antesignana enunciazione mai contraddetta (la direttiva comunitaria è successiva (93/99), sono scaturite fino al 2005 e poi successivamente si sono comunque succedute, anche in modo abbastanza alluvionale, varie fonti normative, sia primarie, sia secondarie, tanto da determinare l’opportunità di un intervento razionalizzante sfociato nel famoso Codice dell’Amministrazione digitale (CAD) e nella legge istitutiva della PEC". Poi i giorni nostri: "l'anno scorso, dopo anni di abbandono, è ripresa la corsa alla PEC", ha osservato Penco che afferma come non si fosse però mai posto il problema della sottoscrizione dei documenti formati con strumenti informatici. "Il funzionamento della PEC è quello di una raccomandata: viene infatti timbrata tramite firma digitale una busta denominata <<busta di trasporto>> e non il documento contenuto nella stessa. L'operazione è, né più né meno, la stessa che effettua l'ufficio postale con la busta di una raccomandata. Nessuno" - continua Penco - "non potendo “aprire” la busta nel suo percorso elettronico, pena l’invalidazione della stessa busta+contenuto può sostenere cosa ci sia dentro che è conosciuto dal mittente al momento “dell’imbustamento elettronico” e dal ricevente al momento dell’apertura. Mi pare quindi evidente che si tratta di un gioco a scatola chiusa dove da una parte si potrà sostenere di aver inviato una cosa e dall’altra di averne ricevuta un'altra. Questo è il motivo principale per cui non può avere significato quanto viene detto od interpretato nella circolare. Vedremo purtroppo cosa succederà quando verranno fuori le prime contestazioni e le prime sentenze".


Il presidente dell'associazione "Cittadini di Internet" è certo che la PEC "italica" e la firma digitale assieme potrebbero anche diventare un sistema sicuro per il dialogo tra cittadino e Pubblica Amministrazione. Secondo Penco, però, il procedimento sarebbe comunque complesso divenendo particolarmente complicato da gestire sia lato cittadino, sia lato PA. "Ogni cittadino dovrebbe attrezzarsi anche di una firma digitale a pagamento non tralasciando l'apposizione della data certa della firma del documento. Il cittadino dovrebbe quindi acquistare anche quella che in Italia è chiamata <<marca temporale>>". Penco insiste nel sottolineare che la soluzione ci sarebbe e consiste nell'impiego del protocollo S/MIME, riconosciuto a livello internazionale ed interoperabile in tutto il mondo. Nella legge n. 69 del 18 giugno 2009, all'art.35/1, è stabilito che "entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo adotta, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, un regolamento recante modifiche al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, anche al fine di garantire l’interoperabilità del sistema di posta elettronica certificata con analoghi sistemi internazionali". Penco conclude che "se da un lato risulta chiaro che è la PEC che dovrà essere resa interoperabile con gli altri sistemi ed è quindi una palese ammissione della mancanza del requisito basilare affinché il sistema funzioni, da un altro non si capisce come un regolamento possa cambiare una tecnologia".

Secondo Penco, schieratosi sin da subito contro la PEC così come legiferata ed attuata, essa ha il merito di aver iniziato a porre il problema della comunicazione digitale nonostante l'approccio sia ritenuto assolutamente inadeguato. Dall'associazione "Cittadini di Internet" si osserva come la PEC sia ora costretta a crescere "a forza di leggi, decreti, norme e bandi di gara". Penco sostiene che, con la PEC, si è voluto creare "uno strumento simile in tutto e per tutto alla raccomandata con ricevuta di ritorno in un ambiente diverso (digitale/informatico) da quello fisico" e si concentra su alcuni punti che riguardano la mancanza di interoperabilità (la PEC vale solo in Italia); il fatto che sia una soluzione CEC-PAC (il colloquio è possibile solo tra cittadino/PA e viceversa); l'introduzione della figura del gestore di PEC (definita non conforme al nostro ordinamento di base); l'affidamento al gestore PEC delle incombenze legate alla datazione dei messaggi già risolte dalle stesse tecnologie che non abbisognano per la loro natura di certificazioni di terze parti; i maggiori costi a cui andrebbe incontro in particolare la PA per la gestione del cosiddetto; l'aver dato rilevanza solo alla "busta di trasporto" e non ai contenuti del messaggio ed ai suoi eventuali allegati; la determinazione con con regole tecniche studiate "ad hoc" del ricevimento virtuale di messaggi PEC in apparati server di terze parti (gestori) dal quale vengono a generarsi tempi, scadenze prescrizioni e sanzioni a prescindere dalla effettiva ricezione o meno del messaggio di PEC da parte del soggetto interessato; la detenzione, da parte del gestore, non solo del log dei messaggi ma anche del cosiddetto "fascicolo elettronico" (la casella PEC con tutto il contenuto di documenti e messaggi).


Il Ministro Renato Brunetta ha comunque definito un successo il varo della PEC spiegando come nei prossimi mesi saranno lanciati numerosi servizi accessori a pagamento (firma digitale tramite smart card, notifica circa la presenza di messaggi di PEC via sms, telefono o posta cartacea, agenda degli eventi, servizio di fascicolo elettronico con dimensioni personalizzate per ogni singolo cittadino). "Si tratta di una svolta storica, rivoluzionaria ed eversiva dell’attuale organizzazione burocratica degli uffici che ridurrà gradualmente il ricorso alla comunicazione cartacea, abbattendo costi e tempi delle procedure amministrative" sostiene il Ministro che oggi ha dichiarato come la PA, entro il 2012, eliminerà interamente la documentazione in formato cartaceo. "Aspetto il primo veicolo di legge per inserire l'obbligo che le PA parlino tra di loro solo in via elettronica", ha affermato. "Ora c'è l'obbligo ma non la sanzione".

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    mcmax
    25/05/2010 18:42:47
    Ho letto che la PEC ha inoltrato richiesta di standard RFC ma a tuttoggi lo standard richiesto è finito in un nulla di fatto proprio per la mancanza dei requisiti citati ( certezza del contenuto) e sopratutto mancanza di reale autenticazione di chi fa uso della casella. Mancanza di certezza del mittente che firma i contenti, compatibile con il fatto che nel mondo fisico ci mandi anche un amico a fare una raccomandata. Il plico citato sopra è l'unica certezza di contenuto affisso sulla missiva di trasporto. In digitale questo è firmabile con cifratura del contenuto mediante certificato che autentica che una volta chiuso dal mittente che ha messo realmente quello che voleva impacchettare e spedire cripta il contenuto visibile al destinatario. La mancanza di questo meccanismo è alla base della mancata ( per ora e speriamo mai ) approvazione RFC, quindi l'italica soluzione non ha trovato fondamento nel mondo anglosassone che per quello che riguarda le EMAIL pare non voler porre neppure rimedio all'annoso problema SPAM da tutti e di più( vorrei vedere lo SPAMmer con certezza del mittente che viene tagliato dalla rete alla prima ammonizione "Netiquette" ). Sul tentativo di questo governo di porre un automatismo al meccanismo di conversazione tra PA e cittadino caliamo un pietoso velo, pare che la pubblica amministrazione soffra di varie beghe nel fare funzionare la macchina amministrativa ( cartelle pazze, banche dati scollegate, dati mancanti, deleghe mai monitorate, privacy sulla carta, certezza temporale e utenti che ci mettono le mani mai identificabili, dissociazione dlle procedure, ecc... ) se poi il ministro pensa ai costi che diminuiscono per l'invio delle raccomandate, dovrebbe porsi il problema di cosa costa al cittadino un set PC+ tools per ogni dipendente della P.A. associati in termini di licenze che comunque funzionano male e costringono le singole amministrazioni a costi supplettivi di manutenzione astronomici, parlano di tagli ma sono i meno titolati a una radicale analisi dei veri costi della macchina amministrativa. Resta il problema della PEC che è una giovane donzella malprogettata con tools già presenti sul mercato che l'utente pigro non sa come adoperare, i doc PDF sono firmabili con certificato, i marker di datazione sono usabili con firma digitale, i destinatari sono in grado di rispondere se i server gestissero in modo più chiaro i codici di errore RFC che molto spesso sono palesemente ignorati (530,505, eccc...) (dio salvi la P.A. da exchange). Insomma al posto della PEC potevano fare una serie di belle bance dati interoperative in una rete che non cè o e un colabrodo a carattere regionale gratuita dove il cittadino C.F. o P.Iva e anagrafica e codice di un documento alla mano poteva ottenere un certificato di firma digitare referenziato al CNIPA (root) gratuito e con il risultato che messo in una chiavetta poteva usarlo personalemente per firmare quello che serve per identificarsi presso l'amministrazione. Da qui connettere servizi di interfaccia alla P.A. era solo un problema di definire cosa e come interfacciarsi con il cittadino ( bollo, tasse, invio documenti, INPS, INAIL, pagamenti,eccc.....) che vuole un paese moderno accessibile anche dalla rete in modo semplice economico e flessibile, magari usando anche strumenti Voip come skype per trovare un interlocutore riducendo costi e mobilità che inquina. Una nota per le Poste Italiane, se volete fare le banche fate le banche e lasciate la la gestione della posta ad altri. Se sul portale internet dite che la posta certificata è semplice da attivare, fate la bella figura di fare sfornare al web un modulino compilato da stampare in loco, che portato a pagare in posta con un barcode serve una volta pagato a certificare che l'utente è quello che ha pagato (un flusso serale con i barcode pagati per chiudere il ciclo di acquisto). Ma un sistemista lo avete o andate a vanvara a disegnare i servizi? Dopo una consultazione del sito delle poste, Dopo una risposta alle poste distrettuali della mia provincia "non saprei le do un numero di cell per chiedere informazioni", io ho preferito altra entità per il mio rilascio di P.E.C. che fatta la registrazione web mi ha sfornato il bollettino postale e pagato inviato alla PEC del concessionario da una normale casella in forma di immagine il bollettino pagato a provveduto in 12 ore alla attivazione della casella. Quello che hanno messo in piedi le poste è un teatrino indecente per un paese civile dove "tanto paga lo Stato" ( che non controlla) un teatrino indecente quanto per pagare una bolletta l'utente deve andare ad uno sportello manuale ( uomo ) che digita, conta contante bancomat? si incasina, corregge fa venire i fumi all'utente. Ma che non si possa usare in una cassa automatizzata tipo bancomat completa di barcode precompilato dall'emittente e con strumenti alla portata di un paese civile un pagamento senza intervento di un operatore. Qui in italia saremmo nel 2010 vediamo di fare le cose con un po di buon senso.
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    gaetmarav
    24/05/2010 10:29:52
    Quello che non mi è del tutto chiaro è che una volta che il msg del mittente deve essere firmato elettronicamente dal gestore della PEC dello stesso, non viene firmato anche il contenuto del msg?? Pertanto verrebbe certificato anche anche il contenuto del msg spedito.
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    dinop
    22/05/2010 01:19:09
    Citazione: Mi sembra che alla base della dimostrazione dell'inefficacia della PEC illustrata da Penco vi sia la mancanza di certificazione del reale contenuto della busta da parte dei server certificatori, ed allora la mia domanda al lucidissimo Sig. Penco è questa: ma ora esiste forse un ente, Poste, Ministero, ecc. che può certificare la consistenza di una raccomandata dove io metto dentro una busta un foglio di carta bianca e la invio a qualsasi ente pubblico e successivamente dichiaro di aver inviato chissà cosa? o viceversa se il mittente è qualsiasi ente di P.A. che manda fogli bianchi e poi dichiara di avermi inoltrato quello che fa più comodo?
    tutti conoscono il metodo sicuro per spedire una raccomandata....niente busta...pieghi il foglio, metti l'indirizzo e spedisci...quindi il metodo esiste già..
    Citazione: Quando oggi qualcuno (che pure non mi è molto simpatico) fa qualcosa per migliorare la situazione pubblica è, in Italia, subito oggetto delle più immotivate e insensate critiche anche da chi dovrebbe necessariamente collegare il cervello alla bocca prima di parlare... l'ostacolo al miglioramento della nostra condizione siamo proprio noi stessi. :?
    rispetto all'account personale che posso usare per spedire una mail ad un info@inps.it, la pec di Brunetta si differenzia per il ....nome, per un vero salto di qualità ci vuole la firma digitale, che sarà disponibile più avanti ....a pagamento !! ciao, Dinop...
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    nik1962
    21/05/2010 17:43:45
    Mi sembra che alla base della dimostrazione dell'inefficacia della PEC illustrata da Penco vi sia la mancanza di certificazione del reale contenuto della busta da parte dei server certificatori, ed allora la mia domanda al lucidissimo Sig. Penco è questa: ma ora esiste forse un ente, Poste, Ministero, ecc. che può certificare la consistenza di una raccomandata dove io metto dentro una busta un foglio di carta bianca e la invio a qualsasi ente pubblico e successivamente dichiaro di aver inviato chissà cosa? o viceversa se il mittente è qualsiasi ente di P.A. che manda fogli bianchi e poi dichiara di avermi inoltrato quello che fa più comodo? Quando oggi qualcuno (che pure non mi è molto simpatico) fa qualcosa per migliorare la situazione pubblica è, in Italia, subito oggetto delle più immotivate e insensate critiche anche da chi dovrebbe necessariamente collegare il cervello alla bocca prima di parlare... l'ostacolo al miglioramento della nostra condizione siamo proprio noi stessi. :?
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    mariaga45
    11/05/2010 22:13:37
    Anche a me è successo ,poi mi hanno chiamato e mi hanno dato una copia del contratto ,ma fino al oggi dopo 20 giorni ,ancora non ho una casella di posta certificata,anche se posso entrare con id user e password :oops:
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    Zio Trap
    11/05/2010 15:21:58
    Segnalo che la mia richiesta è ancora ferma all'ufficio postale con tutte le fotocopie dei documenti, della stampata con i codici e del modulo di attivazione. Quando ci sono andato di persona non sono stati in grado di collegarsi e concludere l'attivazione. Siamo rimasti d'accordo che avrebbero riprovato più tardi e che mi avrebbero chiamato quando l'operazione fosse andata a buon fine. Sono passati 10 giorni... :studia:
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