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La sentenza Ruta salva i blog, ma restano dei dubbi

Non appena la Rete ha appreso il contenuto della sentenza emessa dalla Corte di Cassazione nella tarda serata di venerdì scorso, sono iniziati, senza sosta, grandi festeggiamenti. L'osservazione dei blogger è unanime: la decisione dei giudici ha di fatto "liberato il web" da lacci e laccioli sancendo il sacrosanto diritto di fare informazione e di esprimere la propria opinione.
I togati della III Sezione, presieduta dal giudice Saverio Felice Mannino, hanno sancito - in modo inequivocabile - che chi pubblica un blog o comunque chi esprime il proprio punto di vista non commette alcun tipo di reato e non può essere, per nessun motivo, accusato di "stampa clandestina" (vi suggeriamo la lettura di quest'articolo).

"È la fine di un incubo iniziato sette anni fa", è stato uno dei primi commenti di Carlo Ruta (nella foto a lato), lo storico e saggista che nel 2004 si era visto "oscurare" il suo blog "Accade in Sicilia" e che nel 2008 e nel 2010 subì due condanne in primo e secondo grado. Ruta fu considerato reo di aver aspramente criticato le modalità con cui un magistrato condusse le indagini su due omicidi susseguitisi nel territorio di Ragusa: il primo attentato riguardò l'ingegnere Angelo Tumino mentre il secondo il giornalista Giovanni Spampinato. Dopo aver subìto una condanna per diffamazione, fu chiesta la chiusura del blog di Ruta contestandogli che si trattasse di una pubblicazione periodica quindi soggetta alla legge sulla stampa risalente addirittura al 1948.

Nonostante la sentenza della Corte di Cassazione abbia ribaltato i precedenti pronunciamenti, l'avvocato Guido Scorza - dottore di ricerca in informatica giuridica e diritto delle nuove tecnologie oltre che presidente dell'Istituto per le politiche dell'inovazione, da lui fondato - osserva che sebbene ritenga assolutamente naturale festeggiare per la decisione, va anche ben evidenziato come quanto stabilito dai giudici sia qualcosa di "ovvio e scontato in tutto il resto del mondo". Scorza spiega che le precedenti sentenze di condanna affondano le radici in un quadro normativo, quello in materia di stampa ed editoria anche elettronica, che è stato "pensato male e scritto peggio".
Leggi simili, conclude il legale, dovrebbe essere cambiate al più presto se non si vuole perdere un'occasione importante: la libertà d'informazione dev'essere il volano per garantire un futuro roseo per il Paese.

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