Microsoft Deployment Toolkit (MDT) è stato per oltre due decenni uno degli strumenti fondamentali per il deployment automatizzato dei sistemi operativi Windows in ambito enterprise. Distribuito gratuitamente da Microsoft, MDT era una soluzione pensata per semplificare e standardizzare l’installazione di Windows su larga scala, riducendo drasticamente il lavoro manuale degli amministratori di sistema e garantendo coerenza tra le installazioni.
Dal punto di vista funzionale, MDT non era un sistema di gestione dei dispositivi, ma un framework di automazione del deployment. Il suo scopo principale era orchestrare l’intero processo di installazione del sistema operativo, applicando immagini Windows, driver, applicazioni, configurazioni di sicurezza e personalizzazioni aziendali. Tutto questo avveniva tramite una sequenza di operazioni altamente personalizzabili, eseguite in Windows PE o durante le fasi iniziali dell’installazione del sistema.
Cosa cambia realmente con la dismissione di MDT
Dopo vent’anni, Microsoft ha dichiarato il ritiro immediato di MDT per Windows 10, Windows 11 e Windows Server. Una comunicazione che, pur non essendo del tutto inattesa per gli addetti ai lavori, sancisce in modo definitivo la fine di uno degli strumenti più utilizzati la distribuzione automatizzata dei sistemi operativi Windows in ambito enterprise.
MDT non riceverà più aggiornamenti, correzioni di bug né supporto ufficiale. Le installazioni esistenti continueranno a funzionare nello stato attuale, ma Microsoft invita esplicitamente le imprese a pianificare una transizione verso soluzioni di distribuzione considerate “moderne”. Contestualmente, i pacchetti di download di MDT saranno rimossi dai canali ufficiali e non saranno rilasciati aggiornamenti di compatibilità per le future versioni di Windows.
Il software si basava su un’architettura modulare composta da deployment share, script di automazione (storicamente in VBScript e successivamente affiancati da PowerShell), file di risposta unattend.xml e integrazioni opzionali con Windows Deployment Services (WDS) per il boot via PXE. Questo approccio consentiva di creare flussi di deployment estremamente flessibili: dalla distribuzione di immagini “thick” con software preinstallato, a modelli “thin” o “hybrid” in cui le applicazioni erano installate dinamicamente durante la fase di provisioning.
Uno degli aspetti più apprezzati di MDT era la totale trasparenza del processo. In un’epoca dominata da infrastrutture on-premises, reti locali affidabili e ambienti standardizzati, MDT rappresentava un equilibrio ideale tra automazione e controllo.
Le alternative ufficiali indicate da Microsoft
Microsoft individua due sole alternative ufficialmente supportate a MDT: Windows Autopilot e il deployment del sistema operativo tramite Configuration Manager (OSD). È importante comprendere che si tratta di soluzioni profondamente diverse, pensate per contesti e filosofie operative differenti.
Windows Autopilot: il modello cloud-first
Windows Autopilot è indicato come la soluzione raccomandata. È un sistema di provisioning cloud-based progettato per semplificare l’aggiunta dei dispositivi alla rete e ridurre il volume di operazioni di configurazione da svolgere manualmente. Il concetto alla base è radicalmente diverso rispetto a MDT: non si parla più di imaging tradizionale, ma di configurazione dinamica di un’installazione Windows standard durante la fase OOBE (Out-Of-Box Experience).
Autopilot si integra strettamente con Microsoft Intune e con Microsoft Entra ID; è ideale per ambienti moderni, distribuiti, con dispositivi forniti direttamente dai vendor e destinati a utenti finali remoti. Il sistema consente di applicare policy, installare applicazioni e configurare il dispositivo dopo l’avvio iniziale, riducendo la necessità di infrastrutture locali.
Tuttavia, Autopilot non è un sostituto diretto di MDT. Non supporta il bare metal imaging tradizionale, non offre la stessa granularità di controllo durante la fase di deployment e non garantisce che il dispositivo sia completamente pronto all’uso al primo login, specialmente in presenza di applicazioni complesse o di grandi dimensioni. Per molte organizzazioni, Autopilot rappresenta una semplificazione, ma anche una rinuncia a parte del controllo operativo.
Configuration Manager OSD: la continuità on-premises
Per le realtà aziendali che dispongono di un’infrastruttura on-premises, Microsoft conferma che il deployment del sistema operativo tramite Configuration Manager (SCCM/MECM) rimane pienamente supportato. L’impostazione di Configuration Manager consente di realizzare flussi di deployment avanzati, simili per concetto a quelli di MDT, ma integrati in una piattaforma più ampia e attivamente mantenuta.
L’opzione è spesso percepita come la “vera” erede tecnica di MDT, ma presenta due limiti rilevanti: la complessità infrastrutturale e i costi di licenza. Configuration Manager non è uno strumento leggero né gratuito, e non è sempre giustificabile in contesti di piccole o medie dimensioni o in ambienti in cui il deployment è un’esigenza sporadica.
Le alternative non ufficiali e gli approcci ibridi
Accanto alle soluzioni Microsoft, molte organizzazioni stanno esplorando approcci alternativi o complementari. OSDCloud, soluzioni di imaging open source come FOG, strumenti commerciali come SmartDeploy o PDQ Deploy, oppure pipeline basate su DISM, unattend.xml e PowerShell rappresentano tentativi di colmare il vuoto lasciato da MDT.
Questi approcci, però, richiedono competenze più elevate, una maggiore integrazione manuale e, spesso, l’accettazione di compromessi in termini di supporto, sicurezza o scalabilità. Non esiste, ad oggi, un equivalente diretto di MDT che ne replichi semplicità, trasparenza e flessibilità senza introdurre nuovi vincoli.