Il settore del networking wireless sta attraversando una fase di transizione complessa con una più massiccia adozione del WiFi 7, denominazione commerciale associata allo standard IEEE 802.11be Extremely High Throughput (EHT). Le comunicazioni dei produttori di router marcati WiFi 7 insistono su valori di throughput teorico superiori ai 40 Gbps, latenze estremamente ridotte e una gestione avanzata dello spettro radio, delineando uno scenario di netta discontinuità rispetto alle generazioni precedenti.
Un’analisi tecnica approfondita condotta su 20 router attualmente disponibili sul mercato evidenzia però una distanza sostanziale tra quanto definito nello standard e quanto effettivamente implementato a livello hardware, firmware e stack MAC. Il punto che solleva maggiori dubbi riguarda il supporto della Multi-Link Operation (MLO), elemento essenziale del WiFi 7, che nella pratica – tra i router WiFi 7 disponibili sul mercato – risulta spesso parziale, limitato o del tutto assente. Ne parliamo tecnicamente più avanti.
WiFi 7: una tecnologia annunciata in anticipo, non ancora matura
Sebbene si parli di WiFi 7, con grandissime aspettative (anche a ragion veduta…), già dal 2020-2021, la sua presenza sul mercato precede di diversi anni la reale maturità tecnica dello standard. Almeno per quanto riguarda i dispositivi disponibili sul mercato.
I primi device commercializzati come “Wi-Fi 7” si basarono su bozze preliminari delle specifiche, rilasciate quando meccanismi fondamentali come la Multi-Link Operation, la sincronizzazione multi-radio e lo scheduling avanzato erano ancora in fase di definizione.
Solo a partire dal 2024, con l’introduzione del programma Wi-Fi Certified 7 da parte della Wi-Fi Alliance e il completamento formale dello standard, WiFi 7 ha iniziato ad assumere un significato tecnico verificabile.
Ne deriva una percezione distorta: una tecnologia apparentemente già affermata sul piano mediatico, ma ancora giovane e incompleta sul piano implementativo, dove il marketing ha anticipato di anni una maturità che, ad oggi, non è ancora pienamente raggiunta.
Standard, certificazione e branding: tre livelli distinti spesso confusi
Per comprendere correttamente lo stato attuale del WiFi 7 è indispensabile separare tre piani concettuali che nel marketing risultano, purtroppo, spesso sovrapposti.
- Lo standard 802.11be, definito dall’IEEE, è un documento ingegneristico che descrive in modo formale i meccanismi MAC e PHY, le tempistiche, le modalità di coordinamento radio e le estensioni necessarie per abilitare MLO, canali da 320 MHz e modulazioni 4096-QAM.
- Il programma Wi-Fi Certified 7, gestito dalla Wi-Fi Alliance, rappresenta invece un sottoinsieme funzionale dello standard, selezionato per garantire interoperabilità tra i dispositivi. La certificazione non implica l’implementazione completa di tutte le funzionalità previste dall’802.11be, ma solo di quelle ritenute mature e testabili.
- Il termine “Wi-Fi 7”, così come utilizzato nelle schede prodotto, non costituisce infine alcuna garanzia tecnica. È una denominazione commerciale priva di valore normativo, che può essere applicata anche a dispositivi non certificati e con supporto estremamente limitato alle funzioni chiave dello standard.
I risultati dei test sono indicativi: su 20 router analizzati, solo 3 di essi risultano ufficialmente certificati Wi-Fi Certified 7. In diversi casi, modelli commercializzati come “Wi-Fi 7 ready” o “Wi-Fi 7 class” non dichiarano nei beacon frame alcun supporto MLO. Questo uso disinvolto del branding genera un’aspettativa tecnica che l’hardware non è in grado di soddisfare.
Multi-Link Operation: architettura prevista e implementazione reale
Multi-Link Operation nasce con l’obiettivo di superare il concetto tradizionale di associazione a una singola banda. In teoria, un client compatibile WiFi 7 dovrebbe poter instaurare una connessione logica unica composta da più link fisici, operanti su bande differenti (2,4 GHz, 5 GHz e 6 GHz), con benefici diretti su latenza, affidabilità e throughput aggregato.
Dal punto di vista architetturale, lo standard distingue due modalità operative profondamente diverse:
- Simultaneous MLO, basata su configurazioni multi-radio, consente la trasmissione e ricezione simultanea su più bande. È questa la configurazione implicitamente evocata dal marketing, poiché permette sia l’aggregazione effettiva della banda sia il passaggio istantaneo da un link all’altro in caso di interferenze.
- Alternating MLO, formalizzata come EMLSR (Enhanced Multi-Link Single-Radio), rappresenta invece una soluzione di compromesso. Un singolo front-end radio alterna nel tempo l’operatività tra più bande, senza mai utilizzarle contemporaneamente. Il vantaggio in termini di throughput è nullo e la riduzione della latenza dipende interamente dalla qualità della sincronizzazione temporale.

Fonte dell’immagine: Wi-Fi Alliance, video YouTube
L’analisi dei beacon frame tramite Wireshark mostra che la quasi totalità dei router testati dichiara esclusivamente il supporto EMLSR, spesso senza fornire i parametri temporali necessari a un funzionamento corretto. In diversi casi, l’implementazione risulta nominale, priva di effetti pratici.
Cosa sono e come funzionano i beacon frame
I beacon frame sono pacchetti di controllo trasmessi periodicamente da un access point WiFi per annunciare la propria presenza e descrivere le capacità della rete.
Al loro interno sono contenute informazioni fondamentali come SSID, bande supportate, modalità di sicurezza e, nelle versioni più recenti dello standard, anche le funzioni avanzate dichiarate (ad esempio MLO, numero di link disponibili, parametri temporali)
I dispositivi client utilizzano i beacon per decidere se e come associarsi alla rete, mentre dal punto di vista dell’analisi tecnica rappresentano una fonte primaria per verificare ciò che il router dichiara realmente di supportare, indipendentemente da quanto promesso dal marketing.
Sincronizzazione radio e segnali MAC: il vero collo di bottiglia
Il WiFi 7 richiede un livello di coordinamento tra radio che non ha precedenti nelle generazioni passate. Per rendere efficace la MLO, il router deve esporre nei beacon una serie di capacità avanzate, che nei test – molto di frequente – risultano sistematicamente assenti.
Enhanced Multi-Link Multi-Radio (EMLMR) è il meccanismo dello standard 802.11be progettato per la MLO simultanea, cioè per scenari in cui un dispositivo utilizza più radio fisiche attive in parallelo su bande diverse. A differenza dell’EMLSR (ne abbiamo parlato in precedenza), che consente a una singola radio di alternare nel tempo la comunicazione tra più link senza mai usarli contemporaneamente, EMLMR richiede un coordinamento estremamente preciso tra radio indipendenti, con sincronizzazione temporale dell’ordine dei microsecondi a livello MAC e PHY.
L’assenza di qualsiasi segnalazione di supporto EMLMR nei beacon frame dei dispositivi analizzati indica che nessuno di essi è in grado di operare in una MLO realmente simultanea, rendendo irrealizzabili le forme di aggregazione di banda e di riduzione della latenza comunemente associate, a livello commerciale, al WiFi 7.
Analogamente, lo Spectrum Resource Scheduling (SRS), progettato per prevenire l’auto-interferenza tra radio co-localizzate, non compare in alcun beacon frame. Ciò implica che, anche in presenza di più trasmissioni radio fisiche, il firmware non dispone dei meccanismi necessari per gestirle come un sistema coerente.
Per quanto riguarda la modalità EMLSR, lo standard prevede che il router comunichi ai client parametri di delay e padding per consentire una commutazione temporale prevedibile. Nella maggior parte dei casi questi valori risultano impostati a zero, segnale inequivocabile che il router non fornisce alcuna informazione utile alla sincronizzazione. L’unica eccezione osservata è Amazon eero Max 7, che espone valori realistici e coerenti con le specifiche.
Distribuzione del traffico e mappatura dei TID
Un ulteriore elemento critico riguarda la gestione delle priorità di traffico. WiFi 7 introduce meccanismi avanzati di TID-to-Link Mapping, attraverso i quali router e client dovrebbero negoziare l’assegnazione dei flussi applicativi ai link più adatti, privilegiando ad esempio i 6 GHz per traffico a bassa latenza.
Il TID-to-Link Mapping è il meccanismo con cui, nel WiFi 7, le diverse categorie di traffico (voce, video, dati, background) sono assegnate ai singoli link MLO disponibili, così da instradare i flussi più sensibili alla latenza sul collegamento più adatto.
TID sta per Traffic Identifier: si tratta di un identificatore numerico usato a livello MAC per classificare i pacchetti in base alla loro priorità. Nel WiFi 7, il TID serve a indicare che tipo di traffico è in transito, così che il meccanismo di TID-to-Link Mapping possa decidere su quale link MLO instradarlo.
I test mostrano uno scenario frammentato. Solo una minoranza dei router analizzati implementa una negoziazione completa e bidirezionale. In numerosi casi la mappatura è decisa unilateralmente dal router, vanificando i benefici per applicazioni sensibili alla latenza come gaming, VoIP e realtà aumentata.
Particolarmente indicativi sono alcuni modelli multi-radio che, pur disponendo fisicamente di tre o quattro front-end, dichiarano nei beacon un numero massimo di link MLO pari a uno. Ancora una volta, in queste condizioni, la MLO esiste solo nominalmente e non produce alcun vantaggio operativo.
Conclusioni: WiFi 7 tecnologia promettente, maturità ancora lontana
Alla luce dei dati raccolti, il WiFi 7 appare oggi più come una piattaforma in divenire che come una tecnologia pronta per l’adozione diffusa.
L’hardware attualmente in commercio implementa solo una porzione limitata delle funzionalità previste dallo standard 802.11be, spesso in forma incompleta o puramente dichiarativa.
A questo si aggiunge un ulteriore fattore strutturale: l’assenza, allo stato attuale, di client consumer in grado di sfruttare pienamente la MLO avanzata. Anche in presenza di router teoricamente compatibili, il beneficio pratico rimane quindi marginale.
Dal punto di vista tecnico ed economico, l’investimento in soluzioni WiFi 7 non risulta oggi giustificato per la maggior parte degli scenari. I router WiFi 6 e WiFi 6E, ormai maturi, certificati e ben supportati, continuano a offrire prestazioni stabili, prevedibili e pienamente sfruttabili.