GNU Hurd, dopo quasi 40 anni pronto il kernel che non ha sviluppato Linus Torvalds

GNU Hurd, kernel del progetto GNU, sta finalmente mostrando segnali di maturità nel 2026 grazie a progressi su hardware, SMP e architetture moderne, restando però un progetto guidato dalla comunità e orientato alla sperimentazione.
GNU Hurd, dopo quasi 40 anni pronto il kernel che non ha sviluppato Linus Torvalds

La nascita di GNU Hurd affonda le radici in una visione che va ben oltre la semplice realizzazione di un kernel funzionante. Quando, alla fine degli anni Ottanta, il progetto GNU era ormai maturo sotto il profilo degli strumenti e delle librerie di base, divenne evidente l’assenza di un elemento cruciale: il kernel. L’obiettivo non era solo colmare un vuoto tecnico, ma dare forma a un sistema operativo che incarnasse fino in fondo i principi di libertà, modularità e controllo da parte dell’utente.

La scelta di sviluppare Hurd rappresentò una presa di posizione netta rispetto ai kernel monolitici allora predominanti. L’idea era quella di superare i limiti strutturali dei sistemi tradizionali, separando le responsabilità, riducendo i privilegi e consentendo una flessibilità senza precedenti nella gestione delle risorse.

Come abbiamo raccontato nell’articolo sulla storia di Linux e sulle polemiche attorno a GNU/Linux, nell’estate 1991 uno studente di informatica di nome Linus Torvalds era intento a sviluppare il kernel di un nuovo sistema operativo. Quella creazione, inizialmente partorita per puro divertimento, fu rapidamente abbinato con le utilità GNU all’inizio degli anni ’90 contribuendo in qualche modo a realizzare il sogno di Richard Stallman.

GNU Hurd nel 2026: segnali di maturazione

Nel corso di FOSDEM 2026, Samuel Thibault ha presentato un aggiornamento sullo stato di GNU Hurd, offrendo una fotografia sorprendentemente più incoraggiante rispetto agli anni passati.

Storicamente, GNU Hurd ha sempre sofferto un confronto impietoso con il kernel Linux, in particolare per quanto riguarda il supporto ai dispositivi e la capacità di adattarsi all’hardware moderno. Tale distanza non è improvvisamente scomparsa, ma si è ridotta grazie a una scelta tecnica ben precisa: l’integrazione del rump kernel di NetBSD. Attraverso questo strato di compatibilità, Hurd può riutilizzare driver maturi e ben testati, accelerando uno sviluppo che in passato procedeva con estrema lentezza. Il risultato è un sistema oggi in grado di riconoscere e gestire una gamma di dispositivi sensibilmente più ampia rispetto a pochi anni fa.

SMP e architetture moderne

Un altro nodo critico, rimasto irrisolto per lungo tempo, è il supporto SMP (symmetric multiprocessor system), indispensabile per sfruttare i processori multi-core.

Anche in questo ambito il quadro sta cambiando: il lavoro degli sviluppatori ha portato a un’implementazione sempre più stabile che consente a GNU Hurd di uscire definitivamente dall’immagine di sistema confinato a macchine “monocore” o a scenari puramente sperimentali. Non si parla ancora di prestazioni paragonabili ai kernel più diffusi, ma il salto qualitativo è evidente.

Sul piano architetturale, il completamento del porting a 64 bit rappresenta forse il segnale più forte di maturazione.

Per anni Hurd è rimasto ancorato all’x86 a 32 bit, una limitazione che ne ha frenato l’adozione anche tra i curiosi più motivati. Oggi il supporto x86-64 è sostanzialmente completo e, come accennato da Thibault, esistono già discussioni e prime esplorazioni in direzione AArch64 (ARM64), segno di una visione che guarda oltre il semplice recupero del ritardo accumulato.

Distribuzioni e stato delle distribuzioni basate su Hurd

La crescita tecnica ha avuto un riflesso diretto anche sul mondo delle distribuzioni. Debian GNU Hurd rimane una derivata non ufficiale, ma il dato emerso durante la presentazione è significativo: circa il 75% dell’archivio Debian risulta oggi compilabile per Hurd, inclusi ambienti desktop e componenti complessi che in passato rappresentavano un ostacolo quasi insormontabile. Accanto a Debian, anche Guix e Alpine Linux hanno avviato progetti di varianti basate su Hurd, contribuendo a test più estesi e a una maggiore visibilità del progetto.

“Quasi pronto”: una nuova fase per GNU Hurd

Il messaggio conclusivo della sessione FOSDEM è volutamente ottimista: “GNU Hurd è quasi pronto”.

L’affermazione non va letta come un punto di arrivo, ma come il riconoscimento di una fase nuova, in cui il sistema non è più solo un esercizio accademico o un simbolo ideologico, bensì una piattaforma che può essere sperimentata in modo più realistico.

Resta fondamentale, come ha sottolineato Thibault, il contributo della comunità: sviluppatori, tester e manutentori sono ancora la risorsa decisiva per trasformare questi progressi in stabilità a lungo termine.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti