Google Home scarica centinaia di GB da solo: bug confermato

Alcuni Google Home Speaker scaricano centinaia di GB anche quando non vengono utilizzati. Google conferma il problema e distribuisce una correzione, ma non chiarisce ancora le cause.
Google Home scarica centinaia di GB da solo: bug confermato

Diversi possessori degli smart speaker di Google hanno rilevato, in questi giorni, quantità anomale di dati scaricati in background, in alcuni casi sufficienti a esaurire rapidamente il traffico incluso in un abbonamento Internet. Google ha riconosciuto il problema e ha annunciato la distribuzione di una correzione software, senza però chiarire cosa abbia provocato i trasferimenti.

La vicenda riguarda una categoria di dispositivi che ormai da un decennio occupa un posto nelle abitazioni. Il primo Google Home arrivò nel 2016; seguirono Home Mini, Nest Mini, Nest Audio e, più recentemente, il nuovo Google Home Speaker progettato per l’integrazione con Gemini. Nel frattempo, gli altoparlanti intelligenti sono diventati dispositivi costantemente collegati ai server del produttore: ricevono aggiornamenti, sincronizzano configurazioni, elaborano richieste e mantengono attivi diversi servizi di rete.

Un certo consumo di banda è quindi normale, anche quando nessuno li utilizza direttamente; ma le cifre emerse dalle segnalazioni superano di diversi ordini di grandezza quelle ragionevolmente attribuibili alle normali operazioni di manutenzione.

Google Home scarica quasi 290 GB in un giorno: cosa hanno scoperto gli utenti

Uno dei casi più significativi arriva da una discussione pubblicata su Reddit: un utente ha condiviso le statistiche del traffico generato dai propri altoparlanti Google, mostrando un consumo complessivo di circa 287 GB nell’arco di 24 ore.

La configurazione comprende un vecchio Google Mini e tre altoparlanti Google di nuova generazione. Secondo il proprietario dei device, i dispositivi in questione riproducono musica per appena una ventina di minuti al mese; un impiego talmente limitato da rendere difficile giustificare anche solo una piccola parte dei trasferimenti osservati.

Altri utenti hanno raccontato di aver registrato consumi mensili nell’ordine dei terabyte, con un caso che raggiungerebbe addirittura 6 TB. Un Google Home Speaker rimasto inutilizzato per un’intera giornata ha consumato circa 17 GB in 24 ore.

Perché uno smart speaker può scaricare così tanti dati senza fare nulla?

Un altoparlante intelligente non smette di comunicare con Internet quando termina la riproduzione musicale. Anche in condizioni di apparente inattività, il software può effettuare interrogazioni ai servizi remoti, controllare la disponibilità di nuovi aggiornamenti e mantenere sincronizzate le informazioni necessarie al funzionamento dell’assistente vocale.

Come accade per smartphone, router e numerosi dispositivi IoT, Google distribuisce periodicamente nuove versioni del firmware: il dispositivo verifica la disponibilità di una versione più recente, recupera le informazioni necessarie e, quando previsto, scarica i componenti dell’aggiornamento.

Il client dovrebbe controllare l’integrità dei dati ricevuti, verificare che il pacchetto sia applicabile alla propria configurazione e gestire eventuali interruzioni della connessione. Se qualcosa non funziona, deve poter riprendere il trasferimento oppure riprovare dopo un intervallo ragionevole, evitando di scaricare continuamente lo stesso contenuto.

La coincidenza tra alcuni picchi di traffico e le ore notturne porta a ipotizzare un collegamento con gli aggiornamenti automatici: resta però un’ipotesi, non una diagnosi confermata. Google non ha attribuito pubblicamente il problema a un componente specifico del firmware, né ha confermato l’esistenza di un ciclo di download e installazione fallita.

Download continui non significa necessariamente memoria piena

Come può un apparecchio relativamente semplice scaricare centinaia di gigabyte senza esaurire lo spazio disponibile?

La risposta è che il traffico di rete non corrisponde necessariamente alla quantità di dati conservata nella memoria interna: un dispositivo può trasferire ripetutamente lo stesso file, scartare i dati ricevuti oppure sovrascrivere un’area temporanea di archiviazione. Può anche elaborare dati progressivamente, senza mantenerne alcuna copia completa.

Una possibile sequenza di errore, puramente esemplificativa, potrebbe prevedere il download di un archivio, il fallimento della verifica d’integrità e l’avvio di un nuovo trasferimento. Se il dispositivo elimina il file incompleto e ricomincia da zero, il consumo dati continua ad aumentare anche se lo spazio occupato rimane sostanzialmente invariato.

Google conferma il bug e distribuisce una correzione

Come anticipato in apertura, Google ha riconosciuto il problema e comunicato che una correzione è già in fase di distribuzione agli utenti interessati.

L’azienda di Mountain View si è tuttavia astenuta dallo specificare il componente software responsabile, se il problema fosse legato a una particolare release e quanti dispositivi potessero risultare coinvolti. Manca anche un riferimento pubblico a un numero di versione che permetta agli utenti di identificare con certezza il firmware contenente la correzione.

Non è nemmeno chiaro se la soluzione richieda un aggiornamento installato direttamente sul dispositivo oppure possa dipendere, almeno in parte, da modifiche apportate ai servizi remoti di Google.

Come controllare quanti GB scarica Google Home dal router

Per capire se un proprio altoparlante presenti lo stesso comportamento, non serve ricorrere a strumenti avanzati di analisi del traffico. Molti router domestici consentono di visualizzare i dati trasferiti da ciascun dispositivo connesso alla rete Wi-Fi.

Il primo passaggio consiste nell’accedere all’interfaccia del router per poi individuare l’altoparlante nell’elenco dei client. A seconda del router, potrebbe comparire con il proprio nome, con un identificativo generico oppure con un hostname riconducibile a Google. L’indirizzo MAC e l’indirizzo IP locale possono aiutare a distinguerlo dagli altri apparecchi.

Una volta individuato, bisogna controllare separatamente il traffico in download e quello in upload, possibilmente su intervalli di 24 ore, 7 giorni e 30 giorni. Un trasferimento di alcuni megabyte o un picco occasionale non rappresentano un’anomalia; viceversa, valori di decine di gigabyte in assenza di riproduzione multimediale, invece, meritano un approfondimento.

Per un’analisi approfondita si possono abbinare strumenti come Wireshark o tcpdump, acquisendo il traffico attraverso un punto della rete che sia effettivamente in grado di osservare le comunicazioni del dispositivo.

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